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Cavalieri

Le interviste a Barilla, Maioli e Pugliese

23 ottobre 2019, 05:05

Le interviste a Barilla, Maioli e Pugliese

GUIDO BARILLA
È il primo dei 25 nuovi Cavalieri del lavoro a ottenere il riconoscimento dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Guido Barilla viene chiamato e si avvicina fra gli applausi. La speaker annuncia una breve biografia del presidente del gruppo Barilla, «azienda di famiglia leader nel settore della pasta. Realizza due milioni di tonnellate di prodotti alimentari l'anno in 28 stabilimenti, di cui 14 in Italia. 8425 dipendenti, 54% l'export. Ha dato vita alla fondazione Barilla center for food & nutrition per lo studio dei temi sull'alimentazione su scala globale». Applausi, foto di rito. Dura poco più di un minuto. Ma chiaramente è un minuto di grande emozione. Commentando il riconoscimento pochi minuti dopo la fine della cerimonia, Barilla rivolge il primo pensiero alla sua famiglia, tra cui il padre Pietro (a sua volta nominato Cavaliere del lavoro nel 1968) e, più in generale, alle persone che fanno vivere l'azienda. «È un grandissimo onore, in ricordo in particolare di mio nonno e di mio padre – commenta Guido Barilla a margine del ricevimento nella Sala degli specchi, dopo la cerimonia nella grande Sala dei Corazzieri al Quirinale -. È un riconoscimento che onora il lavoro di tutti coloro che ci hanno preceduto e di tutta l'organizzazione Barilla, che prosegue nella sua missione e nel suo percorso». In che modo un imprenditore arriva a diventare Cavaliere del lavoro? Quali sono i “fattori chiave” di un successo come questo? Guido Barilla risponde facendo riferimento alla sua esperienza: «Il riconoscimento non è personale ma va alla dedizione e gestione di un'organizzazione, di un gruppo di persone, di tutti i collaboratori che percorrono una strada». Non solo: «È la dedizione di una famiglia a un'impresa – continua il presidente del gruppo di Pedrignano – e la determinazione con cui la famiglia segue, nel tempo, una idea di impresa. Questo per quanto riguarda il nostro caso».

GIAMPIERO MAIOLI
Le ultime operazioni bancarie di Crédit agricole Italia hanno coinvolto, in positivo, circa duemila lavoratori. È stato sottolineato ieri durante il conferimento del cavalierato del lavoro a Giampiero Maioli, responsabile di Crédit agricole in Italia (tecnicamente «Senior country officer per l'Italia» del gruppo bancario francese, nel quale è confluita l'ex Cariparma). In Italia l'istituto di credito ha circa quattro milioni di clienti per circa 68 miliardi di finanziamento all'economia. Durante la cerimonia si sottolinea in particolare il rapporto con il lavoro. Mentre Maioli si avvicina al presidente Mattarella per ricevere l'onorificenza, la speaker spiega che il manager è alla testa di «Crédit Agricole Italia, sesto gruppo bancario italiano per masse amministrate, presente in 11 regioni». Inoltre, aggiunge, Maioli nel 2017 ha guidato l'acquisizione del 95% delle Casse di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato, tutelando duemila posti di lavoro». Mentre la speaker illustra le caratteristiche del gruppo che guida, Giampiero Maioli resta in piedi davanti al presidente Mattarella. Il discorso, la consegna della pergamena e della medaglia, la stretta di mano che suggella la consegna dell'onorificenza, gli applausi delle centinaia di persone riunite nel Salone dei corazzieri. L'emozione palpabile. Tutto in un (indimenticabile) minuto. Dopo la cerimonia, Maioli commenta brevemente un avvenimento davvero emozionante e unico: «È stato un bel momento, con l'orgoglio di ricevere un attestato così importante. E di riceverlo dal presidente Mattarella, cui tutti noi dobbiamo esprimere un sincero ringraziamento». In questa giornata a Roma, inoltre, anche per Giampiero Maioli c'è spazio per i momenti privati. Anche lui, infatti, è stato accompagnato al Quirinale dai famigliari più stretti, con i quali condividere la festa per il prestigioso riconoscimento una volta lasciato il palazzo.

FRANCESCO PUGLIESE
«Dopo la nascita dei miei figli, questa è la cosa più bella che mi è successa nella vita». Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, non usa mezzi termini commentando la nomina a Cavaliere del lavoro da parte del Capo dello Stato. Alla luce del traguardo che ha raggiunto, Pugliese pensa che i fattori chiave per un successo di questo genere siano ben definiti e li elenca con sicurezza: «Il coraggio, la competenza e l'umiltà». Nel suo discorso, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato come in questo periodo emergano difficoltà e minore fiducia tra le famiglie italiane; questo si nota anche dai consumi. Un passaggio cruciale per chi si occupa di grande distribuzione (Gdo). «Il discorso del presidente tocca le corde giuste rispetto ai bisogni che abbiamo – ha commentato Pugliese -. Sicuramente, in questo momento abbiamo bisogno di fare più sistema fra le imprese. Il merito deve tornare al centro del dialogo, all'interno delle imprese e non solo. Le prospettive (nel settore della Gdo, ndr) non sono buone però dobbiamo essere ottimisti. Per un motivo: dobbiamo smettere di piangerci addosso. Il nostro Paese deve cominciare a parlare delle eccellenze che abbiamo e delle possibilità che abbiamo, più che dei difetti». Come per gli altri neo Cavalieri del lavoro, anche per Pugliese, durante la cerimonia, è stata fatta una brevissima presentazione, puntando l'attenzione su azioni che riguardano, in qualche modo, la crescita del lavoro. Conad, è stato detto, ha «3.170 punti vendita e 2.660 soci imprenditori dettaglianti. Ha aumentato i livelli occupazionali da 47mila a 56mila addetti. Con l'acquisizione dei punti vendita Auchan e Simply ha portato Conad a raggiungere una quota di mercato del 18 per cento». La consegna del riconoscimento dura un “intenso” minuto. Poi le congratulazioni. A.V.

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