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Intervista

Martina Catuzzi: «Così faccio ridere su Rai2»

23 ottobre 2019, 05:01

Martina Catuzzi: «Così faccio ridere su Rai2»

VALENTINA CRISTIANI

La parmigiana Martina Catuzzi, 32 anni, brilla di un talento ereditato dalla madre Silvana Marziali, artista teatrale, e di una fantasia mutuata dal padre, l'ex calciatore e allenatore Enrico Catuzzi (ha militato anche nelle giovanili del Parma dal 1975 al 1978), purtroppo venuto a mancare nel 2006. Martina è di casa ormai a Rai2. Dopo aver partecipato la scorsa stagione al programma pomeridiano «B come sabato», quest’anno si conferma una delle più brillanti stand-up comedian italiane nel cast di «Battute?», in onda in seconda serata.

Ci parli di questo inedito format, Martina.

«E' un programma satirico tutto nuovo in cui un gruppo di giovani comici commenta le notizie di attualità con delle battute, oltre a fare stand-up comedy. Trattandosi di un programma giornaliero di attualità, gli argomenti li sappiamo quasi in tempo reale. La difficoltà maggiore sta nel trovare subito il lato comico delle notizie e inventarsi gag nel poco tempo a disposizione».

Come mai resta ancora difficile portare la stand-up comedy in prima serata?

«La stand-up comedy è un’arte dove ci si esprime molto liberamente e in tv ci sono troppe regole da rispettare. Però in alcuni programmi c’è la possibilità di osare un po’ di più».

Nell’era della battuta costante, di facile individuazione sui social, cosa significa elaborarne una?

«È vero, oggi siamo quasi tutti comici, basta aprire un social e postare una battuta e il gioco è fatto. Per questo io cerco di legare la battuta alla mia visione delle cose. Non mi piace dire battute tanto per, o recitare monologhi scritti da altri. La cosa che differenzia i comici ma credo qualsiasi artista, è “lo stile” ed è importante averne uno. Non è facile, ma io mi impegno per questo. Sia nella fase della scrittura che in quella dell’esibizione».

Come riassumerebbe il suo stile? Ha un personaggio a cui si ispira?

«Il mio approccio è diretto. Vado dritta al punto correndo anche il rischio che qualcuno possa non apprezzare. Non ho un solo personaggio di riferimento. In generale stimo le personalità libere e forti».

Esiste il sessismo nel mondo della risata?

«Rispondo con un esempio. “Voglio un uomo che mi faccia ridere”. Sentiamo spessissimo questa frase detta dalle donne in cerca d’amore. “Voglio una donna che mi faccia ridere” invece l’ha mai sentito? Questo spiega bene che per cultura la risata è legata all’uomo. Grazie a queste convenzioni l’ambiente comico è quasi totalmente gestito da maschi. Per cui devi avere la fortuna di incontrare uomini che abbiano un gusto e una sensibilità anche femminile per lavorare bene».

«Glitter», il suo spettacolo di stand up comedy, quali tappe vedrà prossimamente?

«L’8 novembre sarò all’Acustico Club di Roma, poi a Torino e Milano. L’anno prossimo anche a Parma sicuramente!».

 

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