Sei in Gweb+

OZZANO

Monte delle Vigne, brindisi con i Cavalieri del Vino

27 ottobre 2019, 05:02

Monte delle Vigne, brindisi con i Cavalieri del Vino

PIERLUIGI DALLAPINA

Fin dal medioevo a Ozzano si coltivano le vigne e si imbottiglia buon vino, apprezzato anche dai soldati di Napoleone che, infatti, ne facevano scorta di ritorno in Francia. Non è un caso se la collina più alta, 305 metri, sia chiamata Monte delle Vigne, lo stesso nome della cantina - una delle più interessanti e coraggiose del territorio - che ieri ha dato ospitalità al gotha del vino italiano. O, più precisamente, di quello che è chiamato il club dei cavalieri del vino, composto cioè da quei Cavalieri del lavoro che producono bottiglie di altissima qualità.

Bruno Ceretto, Vittorio Frescobaldi, Gino Lunelli e Piero Antinori (assente giustificato a causa di un malanno di stagione), erano solo alcuni dei produttori accolti nella tenuta di Monte delle Vigne, il cui presidente e proprietario, non a caso, è un cavaliere del lavoro stregato da quel legame ancestrale che lega l'uomo alla vigna e alla terra che dà carattere e identità al vino.

«Questo è un territorio particolarmente vocato per la produzione vinicola. I soldati napoleonici portavano in Francia le bottiglie della malvasia che cresceva su queste colline», ricorda Paolo Pizzarotti, spiegando il perché abbia creduto e investito nella possibilità di produrre bottiglie di livello là dove ci si credeva inchiodati ai vini facili e frizzanti come Malvasia e Lambrusco.

«Stiamo diventando una cantina completamente biologica e, grazie ad uno degli enologi più bravi d'Italia, i nostri vini, sia bianchi che rossi, garantiscono una durata enorme», afferma, forte dei tre bicchieri assegnati dal Gambero Rosso a Callas, una Malvasia di Candia aromatica al 100%, e a Monte delle Vigne rosso, una Barbera e Bonarda. Nabucco è un'altra delle bottiglie simbolo della cantina di Ozzano perché, come spiega Andrea Ferrari, amministratore delegato di Monte delle Vigne, «è stato il primo vino fermo prodotto a Parma, nato nel '92 da un uvaggio di Barbera e Merlot e pensato come prodotto internazionale».

Nei sessanta ettari di vigneti, l'azienda coltiva, nei filari esposti a Est, i bianchi (Malvasia, Sauvignon e Chardonnay), mentre a Ovest ci sono le uve rosse (Lambrusco, Barbera, Bonarda, Merlot, Croatina e una piccola parte di Cabernet Franc). «Tutte le uve sono raccolte a mano e dall'anno prossimo la produzione sarà totalmente biologica», aggiunge Ferrari, davanti ad alcuni dei più prestigiosi produttori di vino, consapevole che Parma - grazie anche alle bottiglie di Monte delle Vigne - sta dimostrando di saper produrre ottimi «bianchi» e «rossi» fermi, sapendo innovare e liberarsi dai vincoli di una tradizione che la voleva limitata ai frizzanti.

«Quella fra Parma e il vino è una lunga storia - spiega Pizzarotti a margine della visita alla cantina - e le nostre bottiglie si sposano perfettamente con la produzione gastronomica del territorio. Basti pensare ai salumi». E proprio i salumi (il crudo di Parma, il salame di maiale nero, il culatello), ma anche il Parmigiano Reggiano fino a 60 mesi di stagionatura, hanno accompagnato i calici durante il pranzo e la cena preparata nel nome delle eccellenze locali da Andrea Nizzi ed Enrico Bergonzi, due chef del consorzio Parma quality restaurant.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

PIERLUIGI DALLAPINA Fin dal medioevo a Ozzano si coltivano le vigne e si imbottiglia buon vino, apprezzato anche dai soldati di Napoleone che, infatti, ne facevano scorta di ritorno in Francia. Non è un caso se la collina più alta, 305 metri, sia...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal