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LUTTO

Addio a Marzio Pieri, grande cantore della letteratura

04 novembre 2019, 05:07

Addio a Marzio Pieri, grande cantore della letteratura

Se n'è andato un grande pensatore, intellettuale, critico letterario, studioso e docente controcorrente. Marzio Pieri era nato a Pistoia nel 1940. Dopo la laurea alla Sapienza, alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Parma dove inizia la carriera accademica alla facoltà di Magistero come docente di Letteratura moderna e contemporanea fino al 2009-2010. Negli anni Settanta firma dirompenti articoli per il «Raccoglitore» della «Gazzetta». Chiusa l'avventura universitaria si trasferisce a Reggio Emilia.

DAVIDE BARILLI

Un filologo scomodo e controcorrente. Un polemista nato. Un estroso della letteratura. Un grande esperto di opera lirica. Tra gli anni 70 e il duemila ha portato nella Parma intellettuale, a volte un po' troppo ripiegata sulle proprie certezze, una straordinaria ventata di novità. Una carica di talento accademico (specialista del Barocco e del Settecento), di verve, di inventiva bizzarra, tra letteratura e musicologia, che lui, fiorentino verace ha cavalcato fino allo sfinimento.

Molti nemici molto onore: Marzio Pieri, 79 anni, morto a Reggio Emilia, dove si era trasferito da parecchi anni, è un nome che non può essere dimenticato facilmente. Allievo di Walter Binni, a lungo docente di Lettere all'Università di Parma (memorabili le sue lezioni, vere e proprie esibizioni, giocate in un sottile equilibrio tra didattica e teatralità), saggista fine e controcorrente, pubblicista di rango, anima del Nuovo Raccoglitore, il supplemento letterario della «Gazzetta», pensato e coordinato con Armando Marchi e altri intellettuali parmigiani, Pieri ha lasciato decine di volumi e saggi.

Spirito profondamente libero, talora scomodo in alcuni ambiti accademici, ha scritto opere importanti sul Barocco, su Verga, su Verdi. Fondamentali i suoi studi su Giambattista Marino. Basti pensare all'edizione dell'Adone, edita da Laterza, negli Scrittori d'Italia. Scriveva bene come pochi. Uno stile complesso, brillante, giocato sui paradossi. Sul barocco pochissimi hanno avuto una sensibilità e una finezza paragonabili alla sua. E su Verga (sua la curatela dei “Romanzi” per la Utet) era assolutamente geniale e “selvaggio”, anche perché fuori della koiné marxista che ha egemonizzato la lettura del verismo per tanto tempo.

La sua curatela delle “Scintille poetiche” di Giacomo Lubrano andava di pari passo con la lettura di fenomeni popolari come il melodramma e la letteratura di genere di fine 800. Fra i suoi altri volumi, un “Viaggio da Verdi” (ed. La Pilotta), “Verdi: l'immaginario dell'800” edito da Electa. E poi decenni di filologia, anche con l'ironica invenzione di un Archivio Barocco, di musica (con la pubblicazione, della quale si vantava, del corpus dei libretti che a decine Gianfrancesco Malipiero veneziano scrisse per la propria musica, in un raptus di manierismo che includeva gli errori di stampa).

Ha conosciuto e frequentato alcuni dei suoi autori prediletti, Attilio Bertolucci, Gianandrea Gavazzeni, Vittorio Sereni, Massimo Mila, Giorgio Caproni. Per una vita può anche bastare. Ma mancherà soprattutto la sua scrittura, provocatoria e geniale, remotissima dallo standard accademico.

IL RICORDO

Quando le lezioni erano in loggione al Teatro Regio

A volte, entrava in aula cantando. Altre, declamando versi che ognuno dei suoi studenti avrebbe dovuto conoscere a memoria (ovviamente nessuno aveva tanta padronanza, ma tutti si precipitavano a studiarli subito dopo). Era maieutico, Marzio Pieri. Un vero insegnante, capace di trasmettere curiosità e passione. Ogni sua lezione era un viaggio fantastico in un meraviglioso caleidoscopio fatto di letteratura, musica, arte, storia. Anche logica e matematica.

Indimenticabili, sopra a tutto, le serate al Regio. L'opera lirica lo galvanizzava, la musica classica solleticava la sua innata dolcezza. Al termine dello spettacolo - seguito dal loggione, naturalmente - si fermava con i suoi studenti presenti. Ascoltarlo, un regalo impagabile. Come quella sera, al concerto di Lazar Berman, musiche di César Franck. Il sublime «bis» concesso dal grande pianista non aveva un titolo. Ma lo battezzò lui: «Lo intitolerei “Elegia e morte di una farfalla”». Non poteva esserci titolo migliore. Poesia nella poesia. E nemmeno lezione più intensa: musica e letteratura insegnano prima di tutto a volare. E a guardare il mondo liberi dalle categorie canoniche.

Katia Golini

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Se n'è andato un grande pensatore, intellettuale, critico letterario, studioso e docente controcorrente. Marzio Pieri era nato a Pistoia nel 1940. Dopo la laurea alla Sapienza, alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Parma dove inizia la...

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