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PACKAGING

Bormioli Pharma investe sul territorio. Intervista al ceo Lodetti

08 novembre 2019, 05:07

Bormioli Pharma investe sul territorio. Intervista al ceo Lodetti

PATRIZIA GINEPRI

Bormioli Pharma è un’azienda con un grande potenziale di sviluppo. Si muove, infatti, in un mercato caratterizzato da una domanda in costante crescita. Qualche numero per inquadrarla: nel 2018 il fatturato raggiunge i 230 milioni, con oltre 900 dipendenti, 5 stabilimenti, export in 100 paesi.

Il 2017 è un anno di svolta: la società diventa indipendente, acquisita dal fondo Triton. Nel marzo del 2018 arriva un giovane ceo, l'ingegner Andrea Lodetti. Forte di un percorso professionale di stampo industriale, ha il compito di attuare le strategie di un'azienda che vuole cambiare anche il proprio ruolo: da fornitore di packaging a partner d’eccellenza dell’industria farmaceutica mondiale.

Bormioli Pharma ha cambiato passo. Qual è la direzione e come vi state muovendo?

Con l'acquisizione della Bormioli Pharma da parte di Triton è stato predisposto un piano industriale quinquennale e dall'inizio del 2018 abbiamo iniziato a lavorare. La prima sfida che ci siamo posti è quella di dare vita indipendente a un'azienda che faceva parte di un gruppo più grande.

In che modo?

Ci muoviamo su vari fronti, a cominciare dall'innovazione. L'azienda è stata in passato artefice di innovazioni importanti nel mondo del packaging farmaceutico. Negli ultimi 5-6 anni, complice anche i cambi di proprietà, si è verificato un rallentamento. Abbiamo così accelerato in questa direzione, strutturando l'attività di ricerca e sviluppo di prodotto, nonché di altri settori strategici, ad esempio, il marketing. Non solo. Abbiamo avviato un progetto di open innovation e contatti con start-up, laboratori, Università. Non ultimo sono stati attivati anche focus group con le categorie di persone che utilizzano i prodotti. L'obiettivo è guardare oltre l'approccio farmaceutico, focalizzato unicamente sul principio attivo e sull'impianto regolatorio da rispettare.

Altri fronti?

Puntiamo a una maggiore internazionalizzazione. L'azienda, certamente, ha già un profilo globale, perché esporta in 100 Paesi, ma un conto è vendere in maniera globale e un conto è essere azienda globale. Di recente abbiamo acquisito in Germania la società Remy&Geiser che ha due stabilimenti. L'operazione ci consente, da un lato, di entrare nel mercato germanofono, dall'altro di affiancare prodotti complementari ai nostri con un catalogo che amplia la nostra gamma.

Così prende forma l'azienda globale...

Con l'acquisizione di R&G siamo passati da 5 a 7 stabilimenti, 4 in Italia 1 in Francia e due in Germania. Negli Stati Uniti (a Philadelphia ndr) abbiamo aperto, all'inizio di quest'anno, una sede commerciale e abbiamo a disposizione anche un polo logistico. Crescere negli Usa è una delle linee di sviluppo del nostro piano.

Torniamo in Italia. Nello stabilimento di San Vito in Tagliamento avete investito 20 milioni. Con quali obiettivi?

Avevamo la necessità di rispondere a una maggiore domanda del mercato. Con l’installazione di una nuova fornace e di due nuove linee produttive, la capacità operativa è più che triplicata.

Parliamo di Parma, anche qui ci sono lavori in corso...

Ci siamo mossi da Fidenza a Parma, portando il nostro quartier generale in via Torrente Bratica, sede che stiamo riadattando alle nostre esigenze. C'è poi lo stabilimento di Castelguelfo, dove si realizzano soprattutto flaconi in plastica, così come sono presenti altre tecnologie produttive. E' un sito produttivo in crescita, sul quale stiamo investendo. A cominciare da tutta la digitalizzazione possibile nella gestione della fabbrica.

La crescita è anche in termini occupazionali...

Tra Parma e Castelquelfo, abbiamo oltre 350 collaboratori. Trovare personale con le qualifiche giuste non è facile. Questo a maggior ragione se mettiamo in conto nuove acquisizioni nell'ottica di approcciare tecnologie più complesse.

Il tema della sostenibilità è più che mai cruciale oggi, soprattutto per il settore del packaging. Cosa si può fare?

Il settore farmaceutico è molto rigoroso sull'utilizzo di materiale vergine che non derivi dal riciclo. Tuttavia , si possono utilizzare, ad esempio, bioplastiche compostabili per gli oggetti destinati al dosaggio. E' un primo passo. La plastica è un materiale di cui non possiamo fare a meno, dobbiamo a imparare a gestirla e a utilizzare tutte le opportunità di riciclo. La nostra azienda ha intrapreso da tempo un percorso di ricerca sui materiali sostenibili, diventando oggi una delle realtà d'eccellenza in questo ambito.

 

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