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Collecchio

Somalo aggredisce il fidanzato italiano della figlia

08 novembre 2019, 05:05

Somalo aggredisce il fidanzato italiano della figlia

ROBERTO LONGONI

COLLECCHIO - Brava in italiano, in storia e geografia e ancor di più in matematica, era l'orgoglio della famiglia. La migliore a scuola, tra tanti fratelli e sorelle. «Diventerai una grande dottoressa» le ripeteva il padre forse nella lingua natale, perché quella del Paese adottivo gli era rimasta ostica anche parecchi anni dopo essere immigrato dalla Somalia. Comunque esprimesse i propri complimenti e le proprie speranze, quel padre non ebbe mai modo di ricredersi fino al 2013, quando scoprì che la figlia 23enne che frequentava Medicina con ottimo profitto aveva intrecciato una relazione con un italiano di 7 anni più vecchio di lei.

Una storia che l'allora 49enne padre somalo non poteva o non voleva accettare. E non per razzismo né per vincoli religiosi o culturali. Niente di tutto questo, e lo prova anche il fatto che altri figli e figlie siano tranquillamente fidanzati con italiani e italiane. Qui c'entra solo il fatto che il giovane collecchiese in questione - a torto o a ragione - non era accompagnato da voci del tutto tranquillizzanti. Insomma, pare che la sua reputazione non fosse proprio quella del classico bravo ragazzo tanto atteso nella casa della prima della classe.

Addio pace familiare. Dapprima i genitori provarono a far prevalere le ragioni delle loro preoccupazioni su quelle dei sentimenti della giovane. Ma ottennero i risultato opposto. Soli contro il mondo, i fidanzati fecero sempre più fronte comune. Fino a quando non si arrivò all'aut aut. Un giorno, la giovane si sentì dire in casa: «O lui o noi». Lei rispose infilando un po' di vestiti in un borsone e prendendo la porta di casa. Aveva scelto. La convivenza con il fidanzato cominciò di lì a poco.

Ma separare i domicili non bastò a smorzare la delusione e la rabbia dei genitori. Infatti, in un'occasione - stando alle accuse ancora tutte da verificare - un incontro fortuito per strada avrebbe portato il padre a estrarre un coltello a serramanico e a proferire minacce alla figlia. Oltre, non si andò. Ma lo stesso non si può dire per un altro incontro casuale, quando il padre non seppe tenere a freno le mani di fronte alla figlia e al di lui convivente. Volarono cazzotti e pare che sia stato sferrato anche un colpo con un oggetto appuntito (quale non è mai stato definito con certezza). Il giovane italiano ebbe la peggio: e fu la sua fidanzata a denunciare il padre.

Ieri, il giudice Adriano Zullo ha condannato il «patriarca» a tre mesi (pena sospesa), uno in meno di quanto chiesto dal pm Lino Vicini. Nel frattempo, sembra che la coppia si sia sciolta e che lei sia andata a vivere da una sorella. Né con il padre né con il fidanzato, a questo punto. E gli studi? Dopo un periodo di «allontanamento», sembra che la giovane sia tornata a dedicarsi, e con grande profitto, ai libri di Medicina.

 

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