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FIDENZA

Caso Lambri, il tesoretto cresce: sequestro milionario sui conti di tre clienti

Antonella Lambri, ex promoter di Sanpaolo Invest, è indagata per truffa aggravata. Dopo i 5 milioni "congelati" qualche tempo fa, altri tre conti della galassia dei clienti nel mirino

di Georgia Azzali -

13 novembre 2019, 05:07

Caso Lambri, il tesoretto cresce: sequestro milionario sui conti di tre clienti

È un tesoretto che cresce. Dopo i 5 milioni «congelati» qualche tempo fa, altri tre conti della galassia dei clienti di Antonella Lambri - l'ex promoter di Sanpaolo Invest indagata per truffa aggravata e appropriazione indebita - sono finiti nelle maglie del sequestro: 1 milione e 440mila euro in totale. Soldi che sono stati ribloccati, dopo che nelle scorse settimane il tribunale del Riesame, su richiesta della difesa dei tre clienti, li aveva dissequestrati. Una questione tecnico-giuridica, perché nella prima fase la procura aveva seguito la via del sequestro probatorio, ma erano stati gli stessi giudici del Riesame a «indicare» come strada giusta quella del sequestro preventivo. E così è andata: il procuratore Alfonso D'Avino e il pm Emanuela Podda hanno presentato la richiesta ottenendo il via libera del gip Alessandro Conti. Poi, la Finanza ha fatto scattare i sigilli. Traducendo: i clienti non potranno mettere le mani su quel denaro, ma il sequestro preventivo, a differenza di quello probatorio, scatta per non aggravare o protrarre le conseguenze del reato. Certo, la difesa dei correntisti potrà ancora rivolgersi al Riesame, ma nel frattempo il denaro non potrà essere toccato.

Milioni non della consulente fidentina, che negli anni aveva costruito un portafoglio ricchissimo, ma nemmeno dei tre clienti a cui risultano formalmente intestati, secondo la procura. Soldi, invece, che sarebbero stati sottratti alla banca (che ha presentato denuncia), oppure sarebbero appartenuti ad altri clienti dell'ex promoter fidentina.

Un tassello del sistema Lambri, perché - secondo gli inquirenti - per fare fronte alle richieste dei clienti, la consulente ha cominciato a spostare denaro da un conto all'altro. Attraverso bonifici, assegni circolari ma anche atti di donazione, la Lambri avrebbe almeno temporaneamente aggiustato la situazione e placato gli animi degli investitori che cominciavano a battere cassa.

Clienti all'oscuro di tutto. Che in alcuni casi si sarebbero ritrovati i soldi sui conti anche perché la promoter avrebbe chiesto alla banca dei finanziamenti a loro nome, falsificando le firme sulle pratiche. Quindi - secondo la ricostruzione degli inquirenti - denaro anche della banca, oltre che di clienti diversi da quelli che formalmente risultano titolari dei conti. Da qui l'accusa per la Lambri anche di appropriazione indebita.

Se e quanto la consulente, a cui Sanpaolo Invest ha revocato il mandato dallo scorso luglio, si sia direttamente intascata dei soldi, non è ancora possibile dirlo. Così come non ci sono ancora certezze sulla cifra complessiva che i clienti hanno visto svanire. L'indagine non è conclusa, ma le denunce sono decine e diversi sono anche i clienti che stanno tentando una transazione con la banca.

Servizi patinati, ospiti di spicco nel suo «Salotto finanziario» in piazza Duomo a Fidenza: Antonella Lambri era diventata una delle banker più quotate e premiate d'Italia. I clienti? Gente ricca, soprattutto, che aveva affidato alla promoter cifre milionarie, anche se non mancano i piccoli risparmiatori: persone che pensavano di far lievitare il Tfr o di far fruttare i 10/20 mila euro messi faticosamente da parte.

Ma il successo della Lambri sarebbe stato costruito negli anni anche con promesse di stratosferici tassi di rendimento. Tanto alti quei rendimenti che molti clienti sarebbero stati così invogliati a versare sempre più soldi. Investitori a cui naturalmente la Lambri forniva dei rendiconti periodici, ma falsi. Durante la verifica ispettiva dello scorso giugno da parte della banca, lei stessa ha ammesso di aver taroccato i dati, almeno per quanto riguarda la posizione di 114 clienti. Addirittura, in base a quanto emerge da diverse denunce, la promoter avrebbe rassicurato le persone quando si vedevano recapitare i rendiconti (veri e con cifre decisamente più basse) da parte della banca: «Non sono dati aggiornati», si sarebbero sentite dire. Quella, invece - almeno in molti casi - era la fotografia della realtà.

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