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Addio a Bruno Loraschi, il metodista convinto

14 novembre 2019, 05:02

Addio a Bruno Loraschi, il metodista convinto

LAURA CAFFAGNINI

Un culto misto di dolore, affetto e speranza ha salutato ieri Bruno Loraschi nel tempio metodista di borgo Tommasini. Presidente per vent’anni del consiglio di chiesa, membro del Consiglio delle Chiese cristiane di Parma alla cui fondazione aveva collaborato con sorelle e fratelli metodisti, cattolici, avventisti e ortodossi, Loraschi è scomparso all’età di 89 anni.

Un’assemblea varia per nazionalità e appartenenza si è riunita accanto alla moglie Rossana Gay, ai figli Roberto - attuale presidente del consiglio di chiesa - e Daniele, ai parenti. Numerosi i messaggi resi noti dal presidente del II distretto, Andrea Magnano: della pastora Mirella Manocchio, presidente dell’Opera per le Chiese metodiste in Italia, nella quale Loraschi ha operato; della moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta; di Janique Perrin, già pastora a Parma; del Forum interreligioso «4 ottobre», del Segretariato attività ecumeniche. Un ricordo caloroso è stato espresso dal presidente pro tempore del Consiglio delle Chiese, il pastore avventista Daniele La Mantia. Bruno Loraschi si è mosso con affabilità, fermezza e abnegazione in ambito ecclesiale, sociale e politico, rispecchiando la tradizione metodista sintetizzabile nel motto di John Wesley «Il mondo è la mia parrocchia». La fede è stata il lievito della sua vita, aveva raccontato sulla rivista Confronti. La lettura quotidiana della Bibbia lo ha guidato sempre, ha detto nel sermone la pastora Noemi Falla. Una fede operosa lo spinse a lavorare nella cooperazione, a soccorrere i poveri e gli immigrati, e a impegnarsi nell’amministrazione pubblica. L’elezione a sindaco di Sissa nelle fila socialiste, nel 1965, fu sofferta: gli avversari fecero un ricorso di illegittimità a motivo della sua confessione protestante. Il prefetto sgonfiò la bolla di sapone, e i perdenti chiesero scusa. Cinque anni dopo, criticando la commistione tra sacro e profano in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, il sindaco mise il crocifisso nel cassetto, suscitando polemiche. La laicità dello Stato e l’azione sociale furono i suoi obiettivi.

Bruno Loraschi è stato tra i fondatori e vicepresidente del Centro studi di cristianesimo sociale, un organismo in cui evangelici e cattolici condividevano una riflessione teologica e politica che toccava il ruolo dei credenti nella società. I loro convegni portarono a Parma studiosi di spicco, nazionali e internazionali. Un’altra realtà ecumenica in cui Loraschi ha versato le sue energie è il Centro di cultura «Giovanni Ferreri». Negli anni ’90, insieme al pastore Massimo Aquilante, realizzò un centro di seconda accoglienza a Mezzani per immigrati ghanesi in arrivo da Palermo. La ristrutturazione dell’ex scuola evangelica si accompagnò alla ricerca di posti di lavoro nelle aziende locali, della casa e, trattandosi di evangelici, a un’opera di integrazione nel tessuto della chiesa. L’esperienza è stata un modello per i futuri progetti delle Chiese evangeliche in Italia. La generosità di Loraschi è stata testimoniata nel culto dalle parole del predicatore Solomon Dwamenah, e dall’intenso canto in lingua twi del coro ghanese. Bruno Loraschi è stato un metodista convinto, compagno di altri cristiani e cristiane e di esponenti di altre religioni, soprattutto l’Islam, in un cammino che nel 2004 ha partorito il Consiglio delle Chiese cristiane e nel 2007 il Forum interreligioso «4 ottobre». E’ stato e sarà ricordato tra i costruttori del dialogo a Parma.

 

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