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LUTTO

Adieu Poulidor, il ricordo di Vittorio Adorni

14 novembre 2019, 05:03

Adieu Poulidor, il ricordo di Vittorio Adorni

ALBERTO DALLATANA

Non è stato il più forte, né tantomeno il più vincente: otto volte sul podio del Tour de France, mai però sul gradino più alto e neppure per un giorno in maglia gialla. Ma Raymond Poulidor è stato il ciclista più amato di sempre dai francesi proprio per quel suo essere «eterno secondo» (in realtà vanta comunque un palmares di tutto rispetto fra cui la Sanremo del 1961), per quel suo coraggio nel lottare contro mulini a vento che portavano il nome di Jacques Anquetil e, nell'autunno della carriera, di Eddy Merckx. «Poupou» era una sorte di eroe romantico del ciclismo anni Sessanta e Settanta, ancora amato e venerato oltralpe da schiere di appassionati, compresi coloro che, per ragioni di età, non potevano averlo visto correre.

A ricordarlo con affetto e nostalgia è anche Vittorio Adorni, di un anno più giovane e quindi spesso avversario del francese: «Questo 2019 è un anno davvero triste – dice il campione del mondo di Imola ‘68 -, prima se n'è andato Felice Gimondi, ora «Poupou». Innanzitutto va detto che era un gran bel corridore, forte in salita e incline ad attaccare su ogni terreno. Ma Anquetil era un fenomeno, difficilissimo da battere. Tra i due la rivalità era fortissima: ricordo che, prima del Tour del'65, mi chiamo Jacques, che non vi potè prendere parte, dicendomi “mi raccomando, vedi di vincere tu e non Poulidor!”. Io ebbi problemi di salute e mi ritirai, ma alla fine vinse Gimondi, mio compagno alla Salvarani. Anquetil ci chiamò per ringraziarci».

Il pubblico francese però aveva ormai deciso da che parte stare: «Anquetil era il “signore” - prosegue Adorni -, sempre elegante e dotato di gran classe, mentre Poupou veniva dalla campagna e anche per questo fu ribattezzato “paysan”. Ma la gente normalmente parteggia per Davide, non per Golia, e così fu nel loro caso. È incredibile che Poulidor non abbia mai indossato la maglia gialla, ma l'affetto dei francesi credo abbia sopperito in cuor suo a questa mancanza».

Al Tour del ‘64, nella quartultima tappa da Brive al Puy de Dome, si ritrovarono fianco a fianco nella fase cruciale della corsa: «C'era battaglia e io volevo vincere, ma Bahamontes e Julio Jimenez, che poi fece sua quella frazione, erano imprendibili quel giorno. Così restai in compagnia di Anquetil e Poulidor. Jacques era in crisi, ma Raymond ci mise molto ad accorgersene e attaccò troppo tardi. Guadagnò diversi secondi, ma non abbastanza per sfilargli la maglia gialla. A lui è sempre mancata una squadra veramente forte e votata a lui: se l'avesse avuta, la maglia gialla non sarebbe rimasta una chimera». Ma nella leggenda, evidentemente, si può entrare anche dalla porta di servizio.

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ALBERTO DALLATANA Non è stato il più forte, né tantomeno il più vincente: otto volte sul podio del Tour de France, mai però sul gradino più alto e neppure per un giorno in maglia gialla. Ma Raymond Poulidor è stato il ciclista più amato di sempre...

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