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VIOLENZA

Quindici anni di umiliazioni: patteggia il marito padrone

14 novembre 2019, 05:05

Quindici anni di umiliazioni: patteggia il marito padrone

Si era chiusa nel suo guscio. Dopo anni di soprusi aveva tagliato i ponti con amici e familiari: si sentiva «stupida». Isolata in quella casa, in compagnia di due figli poco più che adolescenti costretti a sentire quando il padre alzava la voce e la riempiva di insulti. Poi, erano arrivati anche i ceffoni e i calci. Fino a quando le paure sono crollate, il senso di vergogna ha lasciato il posto alla consapevolezza, e Silvia (il nome è di fantasia) ha trovato il coraggio di sedersi davanti ai poliziotti. Sono passati quasi due anni, ma non ha più fatto passi indietro. E ieri, il marito - 40 anni, parmigiano, accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate - ha deciso di patteggiare. Un anno, la pena finale, con il beneficio della sospensione.

Per una quindicina d'anni aveva dovuto sopportare l'arroganza di quell'uomo: insulti e umiliazioni psicologiche. Ancora prima della nascita della prima figlia, aveva scagliato contro di lei la sua prepotenza, ma le violenze erano continuate anche dopo l'arrivo del secondo figlio. E se per anni gli abusi fisici erano stati piuttosto rari, dal 2015 si erano intensificati. Ma il racconto drammatico finito nella denuncia comincia con un'aggressione di parecchi anni prima: Silvia ricorda davanti alla poliziotta un giorno del 2006 quando, dopo una discussione, il marito la insegue, riesce a bloccarla e le molla uno schiaffone talmente violento sull'orecchio sinistro che il gancio dell'orecchino le buca la pelle.

Trascorre il tempo. Ma la violenza continua. Continuano le umiliazioni, anche davanti ai bambini, e arriva una nuova esplosione d'ira. Nella primavera del 2016 lei cerca di impaurirlo: gli dice che ha intenzione di parlare di tutti i soprusi subiti alla cognata. E lui non sa reagire che con la violenza: la colpisce con uno schiaffo talmente violento all'orecchio che lei ha la sensazione di aver perso l'udito.

Stava diventando sempre più aggressivo in quel periodo. Così preoccupante la situazione, che un giorno era arrivato a prendere Silvia e a trascinarla per i capelli facendo cadere la sedia su cui era seduta. Le urla avevano richiamato l'attenzione della figlia - una bambina -, che era accorsa dalla stanza vicina. La scena che si era trovata davanti? La mamma rannicchiata sul pavimento, e il padre che la picchiava con uno strofinaccio: colpi come frustate e calci nel sedere. «Ero stata io a spintonarlo per prima in quell'occasione, ma ormai ero esasperata dalle sue continue aggressioni verbali», ha ammesso Silvia nella denuncia.

Era andata avanti così per un altro anno e mezzo. Poi, nel gennaio del 2018, un'altra lite spaventosa tra le mura di casa. Era stata una vicina a chiamare i poliziotti quella sera. L'ultima dell'uomo nella casa di famiglia. La prima di libertà per Silvia.

r.c.

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Si era chiusa nel suo guscio. Dopo anni di soprusi aveva tagliato i ponti con amici e familiari: si sentiva «stupida». Isolata in quella casa, in compagnia di due figli poco più che adolescenti costretti a sentire quando il padre alzava la voce e...

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