Sei in Gweb+

IL CASO

Quel collare elettrico che ha ucciso il cane

17 novembre 2019, 05:07

Quel collare elettrico che ha ucciso il cane

GEORGIA AZZALI

Un rivolo di sangue che fuoriusciva dalla bocca. E quello strano collare color verde mela che spiccava sul manto bianco a chiazze nere. Il bracco era stato trovato morto alla fine dell'estate del 2013 dagli agenti della polizia municipale sul ciglio di una contrada vicino alla tangenziale di Fontanellato. Non era stato investito, o almeno non c'erano segni evidenti. Ma c'era quel collare bizzarro, che il responsabile dell'associazione Rescue Dogs aveva subito riconosciuto: una «banda» ad impulsi elettrici. E proprio per quelle scariche il cane sarebbe quasi certamente morto, secondo il giudice Giuseppe Monaco, che lo scorso 20 settembre ha condannato in primo grado l'allevatore al pagamento di 6.000 euro di multa per maltrattamento di animale. L'uomo - 48 anni, originario di Crotone ma residente a Parma - potrà beneficiare della sospensione della pena solo versando 1.000 euro di provvisionale all'Enpa (che si era costituita parte civile con l'avvocato Daniele Carra), una volta che la sentenza sarà passata in giudicato. «Non è stato accertato e provato il lasso si tempo intercorso tra l'inserimento del collare e la morte, ma - scrive il giudice nella sentenza - secondo la regola del più probabile che non, essendo stato escluso l'investimento, è conseguenza diretta desumere e concludere che il cane possa anche essere morto a seguito degli impulsi elettrici ripetuti e con ogni probabilità incontrollati dati da quel collare».

Il bracco era stato ceduto dall'originario proprietario al 48enne calabrese che allevava altri cani: animali chiusi in un recinto all'interno di un casolare, a poca distanza dalla tangenziale di Fontanellato, e tutti con tanto di collare. Che, alla vista degli agenti, l'uomo aveva tolto. E quando è stato sentito a processo ha cercato di scaricare ogni responsabilità. Il bracco? Era stato investito, ha dichiarato. Ma non c'erano ferite o traumi sull'animale, quando è stato trovato sul ciglio della strada, che facessero pensare a un incidente.

La difesa aveva messo in evidenza come il collare fosse facilmente acquistabile. Certo, basta fare una ricerca online, e lo si fa arrivare a casa senza problemi. Ma il fatto che sia liberamente in vendita non significa che possa diventare un aggeggio per «torturare» un animale. Il collare anti-abbaio, come quello al collo del bracco, è uno «strumento - sottolinea il giudice nella sentenza - che ha la capacità di individuare le vibrazioni che vengono diffuse dalle corde vocali dell'animale nel momento in cui inizia ad abbaiare. Ogni qualvolta, quindi, che il cane emette tali vibrazioni, ecco che riceve una scossa elettrica sul collo fino a quando non cessa l'abbaio».

E il primo proprietario, invece di consultarsi con uno specialista, aveva pensato bene di sbarazzarsi del bracco - cedendolo al 48enne - proprio perché abbaiava tanto e perché, quando lo portava a caccia, spesso se ne andava per i fatti suoi. E il nuovo proprietario che fa? Per farlo tacere gli piazza quel collare che molto tempo prima gli avrebbe regalato un amico. «L'ultima spiaggia», ha detto in aula. L'inizio del calvario per il bracco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

GEORGIA AZZALI Un rivolo di sangue che fuoriusciva dalla bocca. E quello strano collare color verde mela che spiccava sul manto bianco a chiazze nere. Il bracco era stato trovato morto alla fine dell'estate del 2013 dagli agenti della...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal