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MEDICINA

Lo studio di Potì, nuove frontiere nella cura della leucemia

19 novembre 2019, 05:02

Lo studio di Potì, nuove frontiere nella cura della leucemia

E' farmacologo, vive a Parma con la moglie e due figlie, ha 40 anni e un contratto a tempo determinato (scade a fine 2020). Per restare all'Università della sua città dove lavora dal 2015 e continuare le ricerche «ci metterei la firma» dice. Francesco Potì, ricercatore della sezione di Farmacologia del dipartimento di Medicina e Chirurgia, intanto di firme ne ha messa una di peso sugli esiti di una ricerca destinata a segnare il corso degli studi sulla leucemia. E della cura, ovviamente.

E' lui il coordinatore di uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica specializzata «Leukemia», durato cinque anni, iniziato all'Università di Modena e Reggio e portato avanti a Parma, in collaborazione con altre università europee. «Una collaborazione fondamentale con le Iniversità di Friburgo e Heidelberg, in Germania, e di Rotterdam, in Olanda perché abbiamo potuto condividere i rispettivi ambiti di ricerca e generare al meglio nuove conoscenze» dice subito lo studioso.

Al centro della ricerca, inizialmente incentrata sulle malattie cardiovascolari, il ruolo di una particolare proteina, capace di interagire con il cosiddetto «colesterolo buono» e influenzare il «comportamento» del sangue. «Per la prima volta - spiega Potì - è stato evidenziato il ruolo del recettore S1P3 della sfingosina 1-fosfato (S1P) nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta. In termini più semplici, abbiamo analizzato il comportamento di una via legata al “colesterolo buono” e indagato le sue funzioni su alcune cellule del sangue».

«Ho iniziato - è il racconto di Potì - ad occuparmi dei recettori di S1P molti anni fa a Modena, grazie a un progetto, di cui era responsabile la professoressa Manuela Simoni, sviluppato insieme al professor Jerzy-Roch Nofer dell'Università di Münster in Germania. S1P è un componente delle HDL, le lipoproteine note come “colesterolo buono”, e il progetto iniziale mirava a studiarne il ruolo nelle malattie cardiovascolari, aterosclerosi in particolare, utilizzando topi transgenici. In modo inatteso, come spesso capita nella ricerca di base, alcuni topi sviluppati ad hoc per essere protetti contro l'aterosclerosi hanno invece mostrato caratteristiche particolarmente rilevanti dal punto di vista ematologico».

Da qui l'idea di indirizzare una parte delle ricerche verso un ambito inatteso per il gruppo di ricerca, coinvolgendo altri tre centri universitari esteri specializzati nell'ematologia clinica e sperimentale. «Il risultato ottenuto dimostra l'importanza delle collaborazioni interdisciplinari e la grande rilevanza della ricerca di base nel generare conoscenze di valore traslazionale».

Gli esiti della scoperta aprono la strada a nuove forme di terapia che potrebbero rivelarsi particolarmente efficaci. «S1P3 è un recettore espresso da molte cellule del nostro organismo, funzionando da “sensore” per la molecola S1P. I topi oggetto della ricerca sono stati ingegnerizzati in modo da amplificare questo segnale in alcune cellule del sangue e del sistema immunitario, mostrando caratteristiche patologiche molto simili a quelle di una leucemia umana. Una lunga serie di esperimenti effettuati in laboratorio ha confermato questa ipotesi».

«Un fattore estremamente interessante è emerso dalle analisi genetiche di circa 400 pazienti con diagnosi di leucemia mieloide acuta. In tale popolazione, infatti, si è riusciti a dimostrare per la prima volta una correlazione molto forte tra l'espressione di S1P3 e la malattia nell'uomo».

Perciò lo studio ha aperto la strada a future opportunità terapeutiche: «Il trattamento con Fingolimod, un farmaco attualmente in uso per la sclerosi multipla, capace di agire anche sul recettore S1P3, è stato in grado di migliorare significativamente il quadro patologico».

r.c.

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E' farmacologo, vive a Parma con la moglie e due figlie, ha 40 anni e un contratto a tempo determinato (scade a fine 2020). Per restare all'Università della sua città dove lavora dal 2015 e continuare le ricerche «ci metterei la firma» dice....

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