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Asp, è profondo rosso: disavanzo di 1,2 milioni di euro

22 novembre 2019, 05:08

Asp, è profondo rosso: disavanzo di 1,2 milioni di euro

ANTONIO BERTONCINI

Un milione e duecentomila euro: a tanto ammonta lo squilibrio di bilancio maturato dall’Asp Ad Personam nell’anno 2018. E saranno i Comuni a dover mettere mano al portafoglio per pagare i debiti accumulati. La vicenda era nota, ma è «esplosa» nella seduta delle commissioni consiliari competenti presieduta da Lorenzo Lavagetto. Per ora si può solo dire che l’irritazione dell’amministrazione comunale è grande (ne è stata portavoce l’assessore Laura Rossi) e che dietro l’angolo si profila un giro di vite con un «piano di rientro velocissimo e l’affidamento dell’analisi della situazione aziendale ad una consulenza esterna», richiesto, senza troppi margini di discussione, dall’assessore al bilancio Marco Ferretti.

Tante sono le situazioni che pesano gravemente sul bilancio aziendale, elencate dall’amministratore unico Marcello Mendogni, all’affannosa ricerca di misure che rendano il deficit almeno sostenibile, perché – lo ha detto lui stesso – è fantasioso pensare che si arrivi al pareggio di bilancio».

Fra le cause dello «sprofondo rosso» del 2018 ci sarebbero il fatto che malattie e maternità sono a carico dell’Asp e non di Inps (come invece accade per le aziende esterne), che l’Irap pesa notevolmente (le cooperative non ne sono soggette), che le tariffe sono ferme a 10 anni fa e che le condizioni di salute degli ospiti sono notevolmente peggiorate (l’80% ha bisogno di aiuti oltre quelli previsti dalle convenzioni). «Ne stiamo parlando con la Regione – ha constatato Mendogni – ma per cambiare qualcosa bisognerà aspettare le elezioni di gennaio». Per far tornare i conti, almeno in parte, l’amministratore ha poi posto il problema di valorizzare il patrimonio oggi utilizzato prevalentemente per altri fini sociali (90 appartamenti e diversi immobili da adibire a residenze per studenti), di internalizzare lavanderia, trasporti, parte delle pulizie, per impiegare i lavoratori riconosciuti inabili al lavoro di cura, di rinegoziare i contratti con i fornitori e rivedere i riconoscimenti delle spese per i 40 infermieri, che l’Ausl riconosce in 37.000 euro ciascuno, contro i 44.000 di Bologna.

Lo sconcerto è cresciuto quando si è appreso che a Reggio l’Asp è in parità e a Modena addirittura in utile, e soprattutto quando si è saputo da un sindacalista della Usb che su 370 dipendenti di Ad Personam, ben 70 sono riconosciuti inabili o parzialmente inabili alla mansione. A dare fuoco alle polveri è stata però l’assessore Laura Rossi: ha rivelato che il Comune si è reso disponibile ad assorbire alcuni lavoratori limitati nelle mansioni, ma quasi nessuno ha dato disponibilità ad accettare il trasferimento, e che l’accreditamento regionale è uguale per tutti e tiene conto degli handicap delle Asp: «La verità – ha detto – è che la gestione delle cooperative costa meno, i costi di Asp sono troppo elevati, e se non si riducono bisogna ridurre i servizi. Nel 2012 – ha ricordato – abbiamo scelto di continuare a gestire con l’Asp 422 posti in struttura. C’era un impegno di recuperare l’efficienza gestionale che non è stato onorato. Non ci siamo. Il deficit non è sostenibile e i non idonei devono essere collocati in servizi accreditati».

La scelta, almeno per ora, non è in discussione, ma già dalle prossime settimane i numeri, nudi e crudi, diranno se Asp Ad Personam avrà un futuro e se – come si sono chiesti alcuni consiglieri - ci sarà continuità nella gestione.

 

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