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parla il 22enne

«Quel Rolex non era mio. Quindi per forza dovevo restituirlo»

23 novembre 2019, 05:08

«Quel Rolex non era mio. Quindi per forza dovevo restituirlo»

LUCA PELAGATTI

«Quel Rolex non era mio. Quindi dovevo per forza restituirlo. Mio padre mi ha insegnato questo. E io questo ho fatto».

Modou Gaye ride volentieri. Ma quando spiega perché gli è sembrato doveroso restituire quel tesoro con le lancette da 25mila euro, di colpo, diventa serio. «Perché io sono onesto -, scandisce alzando appena la voce questo 22enne nato in Senegal e residente a Colorno con il padre -. Ecco perché non ho mai pensato, neanche per un momento, di tenerlo». Anche se per un disoccupato un simile tesoro può fare gola. «Ma non era mio. E io non ho fatto nulla di strano. L'ho restituito. E la fortuna mi ha detto grazie».

Sì, perché questa è la condizione di Modou, nato in Senegal e arrivato sei anni fa al seguito del padre che a Colorno vive ormai da 20 anni. «Lui lavora come facchino in una cooperativa. Io, in questi anni ho fatto diverse cose ma da qualche mese l'azienda nella quale ero impiegato ha visto ridursi il lavoro e mi ha lasciato a casa».

Scene già viste, destino comune a molti, non conta se italiani o stranieri. Ma questo ragazzo non ha perso il sorriso. E, con fare sornione aggiunge: «neppure la fortuna».

«Stavo camminando per via Cavour e ho visto quell'orologio per terra. Istintivamente mi sono chinato, l'ho raccolto. Poi ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me».

Per la precisione al titolare della gioielleria Claudio di via Farini a cui il ragazzo si è presentato con il Rolex in mano. «L'ho trovato. E' prezioso? Come posso fare a restituirlo al padrone?», ha domandato. E l'orologiaio, vedendo quel prezioso cronografo ha subito capito che c'era un solo modo: farlo avere ai carabinieri. E poi fare girare la notizia tra gli addetti ai lavori che sicuramente, anche grazie al passaparola, avrebbero potuto risalire al proprietario.

«E' andata così», spiega il maresciallo Giuseppe Ciulla, comandante della caserma Parma Centro. Il ragazzo è arrivato con l'orologio in via Garibaldi, l'ha consegnato ai militari e ha firmato il verbale. Poi è tornato come se nulla fosse a cercare di vendere libri ai passanti per le vie del centro già invase di luminarie.

I militari, intanto, hanno iniziato ad indagare e hanno scoperto che il Rolex era stato perso da un imprenditore mantovano di passaggio a Parma che, disperato, aveva ovviamente sporto denuncia. «Il proprietario aveva tolto dal polso l'orologio perché aveva in braccio il bambino piccolo e, per non graffiarlo, l'aveva infilato in tasca. Ma la tasca aveva un buco. E il Rolex è caduto».

Per fortuna, proprio nel momento in cui stava passando Modou. E il resto assomiglia tanto al finale di una favola di Natale: i carabinieri hanno avvertito l'imprenditore che si è presentato di corsa in caserma dove ha chiesto di incontrare il giovane. L'uno ha ringraziato, l'altro ha sorriso, entrambi, contenti, si sono parlati. Ed ecco il lieto fine.

«Per ringraziarmi mi ha offerto un posto nella sua azienda - racconta Modou. - Da gennaio inizierò a lavorare a Marmirolo e in questi giorni ho appuntamento in azienda per fissare il contratto e per cercarmi una casa. Per ora è un impegno a tempo determinato. Poi si vedrà ma spero si possa continuare», continua con la sua aria da bravo ragazzo ammalato di ottimismo. «Insomma, questo è un bel periodo. Nei mesi scorsi sono anche tornato al mio paese e mi sono sposato con la mia fidanzata. Lei ora sta studiando medicina e deve finire la tesi. Il problema, però, è che non vuole venire in Italia ma restare in Senegal».

E allora cosa li aspetta? Un amore sospeso tra due continenti? Il ragazzo inalbera l'ennesimo sorriso e taglia corto: «Vedremo, ci penseremo più avanti». Adesso c'è da pensare al nuovo lavoro, a questo assaggio di celebrità conquistato quasi per caso, ad un piccolo passo avanti verso la serenità. «Su facebook molte persone che hanno saputo di questa storia mi hanno detto bravo. Ma io non ho fatto nulla di particolare. Ho semplicemente restituito una cosa che non era mia». Tutto normale, no?

 

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