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INCHIESTA

Pge e multe, più di 20mila false notifiche. E cinque indagati

03 dicembre 2019, 05:08

Pge e multe, più di 20mila false notifiche. E cinque indagati

GEORGIA AZZALI

Consegnare atti a raffica. Ma anche il messo più veloce - e solerte - non avrebbe potuto recapitarne centinaia nel giro di poche ore. Come formalmente risultava. Peccato, però, che si trattasse di un falso gigantesco, almeno secondo quanto scoperto dagli inquirenti, che hanno spulciato tra le montagne di carte di Parma gestione entrate (Pge), la società pubblico-privata per la riscossione di tutte le entrate comunali sia tributarie che extratributarie. Non meno di 22.010 notifiche taroccate - tra multe e ingiunzioni di pagamento - dal 2012 al 2016: questo è il dato clamoroso emerso dall'inchiesta sul sistema di notifiche in quegli anni.

L'indagine, coordinata dal pm Paola Dal Monte e portata avanti dalla Finanza, con la collaborazione della Squadra mobile, è stata chiusa nei giorni scorsi. E contemporaneamente sono partiti gli avvisi di conclusione delle indagini per Pier Luigi Allegri, ex direttore generale di Parma gestione entrate, per Enrico Tosi, ex presidente della partecipata, e per Federico Merli, amministratore di Parma recapiti e Docmail, società a cui la partecipata comunale aveva affidato le notifiche degli atti. Tutti nomi già finiti sul registro degli indagati nel 2016, quando scattarono le perquisizioni della Finanza, a cui ora si aggiungono quelli di Maria Cristina Saccani, commercialista reggiana ed ex presidente di Parma gestione entrate, e di Natalia Craciun, moldava, residente a Parma, e dipendente delle società di Merli. Diversi i reati contestati, a partire dal falso materiale in atto pubblico (per Allegri, Merli e Craciun), poi emissione di false fatture (per Merli) e dichiarazione fraudolenta (per Allegri, Saccani e Tosi). Merli, poi, è anche accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Verso la richiesta di archiviazione, invece, la posizione di Oscar Giannone, ex amministratore delegato di Pge. Così come non c'è più traccia dei reati inizialmente ipotizzati di peculato, usura e truffa aggravata nei confronti di alcuni indagati.

Ma se quelle accuse sono cadute, colpisce la montagna di false notifiche messe in circolazione. Secondo gli inquirenti, Allegri e Merli si sarebbero accordati per mettere in piedi il sistema. E Natalia Craciun, dipendente prima di Parma recapiti e poi di Docmail, avrebbe materialmente fatto i falsi. Su oltre 22mila notifiche sono infatti stati trovati timbro e firma falsi dei messi. Non solo. Negli atti l'addetto dichiarava di essere andato a casa del destinatario, ma di non averlo trovato. E così il documento finiva alla casa comunale.

La visita del messo a domicilio, però, era pura invenzione. Tanto è vero che tra il 2012 e il 2016 risultano falsificati gli atti di quindici addetti: uno, in particolare - come si legge nell'avviso di conclusione delle indagini - nel 2015 si è visto falsificare la propria firma 6.144 volte. E i cittadini destinatari delle false notifiche? Potrebbero farsi avanti ingaggiando una battaglia legale. Un esercito - almeno sulla carta -, ma è chiaro che molti calcoleranno le spese da affrontare, prima di mettere in piedi eventuali cause, a fronte magari di una multa che è costata alcune decine di euro.

Oltre ai falsi, tra le accuse spiccano vari reati fiscali. In particolare, tra il 2012 e il 2015, Merli avrebbe emesso complessivamente fatture per 620mila euro (Iva esclusa) destinate a Pge per servizi di notifica in realtà mai fatti. Sul fronte di Parma gestione entrate, invece, nel 2013 Allegri e Saccani, per evadere le imposte, avrebbero indicato elementi passivi fittizi per 177.024 euro e detratto indebitamente oltre 37mila euro di Iva. Nel 2014 e nel 2015 lo stesso «giochino» sarebbe stato fatto da Allegri e Tosi per oltre 300mila euro. E l'anno successivo Allegri avrebbe indicato nella dichiarazione dei redditi di Pge 140.165 euro di elementi passivi fittizi. Infine, per evitare la procedura di riscossione coattiva, Merli avrebbe ceduto l'immobile in cui aveva sede la società Parma recapiti alla Docmail, senza di fatto incassare nulla.

Una vendita «pilotata». Ma su questa e sulle altre accuse gli indagati potranno chiedere (entro 20 giorni) di essere interrogati. Oppure presentare memorie difensive e documenti. Poi, il pm deciderà se andare avanti con la richiesta di rinvio a giudizio.

 

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