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Polemica

Ravadese, gli abitanti di via Case Vecchie: «Siamo abbandonati»

03 dicembre 2019, 05:06

Ravadese, gli abitanti di via Case Vecchie: «Siamo abbandonati»

CHIARA POZZATI

Escono alla spicciolata e aspettano sul ciglio della strada. Uomini, donne, ragazzini. Tutti sul nastro d’asfalto dallo spessore sempre più alto, frutto di una corsa ai ripari che si perde nel tempo, zeppo di avvallamenti e segnato da crepe. «Come se i “rattoppi” di catrame qua e là bastassero» borbottano i residenti. A peggiorare la visibilità sono gli arbusti alla base degli alberi che crescono a dismisura, tanto da divorare parte della carreggiata striminzita.

Benvenuti in via Case Vecchie di Ravadese, dove il via vai di camion e autoarticolati è quotidiano. Bestioni extralarge che imboccano la viuzza con manovre da contorsionisti. «Chiediamo asilo al Comune di Sorbolo, Parma ci ha dimenticato. Non è servita nemmeno l’alluvione per ricordare a Pizzarotti che Ravadese è una periferia zeppa di famiglie che meritano la stessa attenzione degli altri». A parlare è un folto drappello di residenti delle campagne tra via Burla e via Case Vecchie, l’«epicentro dell’incuria». Ma i temi all’ordine del giorno sono tanti per chi qui abita e lavora. A cominciare dai lampioni, pochi e vecchi, persi tra le chiome delle piante.

«Il risultato è che filtra una luce fioca fin dalle cinque del pomeriggio. La situazione è così ormai da tempo - chiosa Gabriella Scaglioni, una delle più agguerrite, una dei tanti che nel 2014 hanno fatto le spese di fango e acqua -. Con l’aumento del traffico è anche peggiorata: c’è da aver paura a uscir di casa». «Visto che nessuno si è degnato di curare il verde, ognuno di noi ha “adottato” un albero e cerca di sistemare i cespugli che crescono sotto le fronde come può. Così almeno si può passare: visto che è una strada stretta ma a doppio senso di marcia» le fa eco Mario Curà, uno dei veterani.

«L’assenza degli interventi comporta anche l’arrivo di visitatori sgraditi - lamenta ancora il residente -. Passino le bisce, del resto siamo in campagna, ma veder scorrazzare i ratti è tutt’altra storia». C’è poi il problema della viabilità e del passaggio dei camion, «spesso a velocità folle», che turba la quiete del popolo di Ravadese. «Il cartello col divieto del transito dei mezzi pesanti svettava anche su via Burla - giurano Ivana Ghini, Linda Parora e Barbara Calzetti - poi è scomparso. Forse abbattuto da qualcuno finito fuori strada: da allora è come se non fosse mai esistito. Qui è pericoloso: è una via di bambini e anziani costretti a camminare a bordo strada. Mancano i marciapiedi, non ci sono dossi, autovelox e nemmeno pattuglie dei vigili in giro per controlli. A dir la verità non abbiamo nemmeno i parcheggi per le nostre auto».

Ad accendere i riflettori sulla torrefaro che illuminava la rotonda di strada Burla, poco prima della svolta per via Case Vecchie è invece Lorena Barbieri: «Sei mesi fa è accaduto un grave incidente e la torrefaro è stata pesantemente danneggiata. Da allora quella porzione di strada è al buio e nonostante le nostre segnalazioni e le mail (sventola un plico di fogli bianchi, ndr) il Comune non ha fatto nulla». A spaventare i residenti, infine, è lo spettro di una nuova esondazione: «ma almeno adesso c’è la cassa di espansione. Speriamo solo sia funzionante».

 

CHIARA POZZATI Escono alla spicciolata e aspettano sul ciglio della strada. Uomini, donne, ragazzini. Tutti sul nastro d’asfalto dallo spessore sempre più alto, frutto di una corsa ai ripari che si perde nel tempo, zeppo di avvallamenti e segnato...

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