Sei in Gweb+

Condannato

Fuma uno spinello sul bus e minaccia l'autista e i carabinieri

05 dicembre 2019, 05:05

Fuma uno spinello sul bus e minaccia l'autista e i carabinieri

Fino alla fase del «rollaggio», non sorse nessun problema: seduto sul suo sedile, lui si preparò lo spinello in totale nonchalance, attirando al massimo le occhiate incuriosite di qualche passeggero. Fu al momento dell'accensione che nacquero i guai. Era un mattino di febbraio: freddo da battere i denti e finestrini sigillati. In pochi attimi, l'odore di quella «sigaretta» doppiamente proibita invase il bus della linea 3. «C'è puzza di canna: chi se la sta facendo?» chiese la donna al volante del bus. Poteva finire lì, con uno spegnimento rapido e un altrettanto veloce allontanamento. E invece si buttò benzina sullo spinello.

Dal retro del bus, la canna sempre tra le dita, rispose un 33enne macedone con una serie di «francesismi», per concludere con un «pensa al tuo lavoro» (cosa che in realtà l'autista stava facendo) e un minaccioso «non guardarmi». Tutt'altro che impaurita, la donna insistette: «Non si fuma a bordo!» Al che l'altro le fu accanto con fare aggressivo, prendendola a sputi e minacciandola (con un linguaggio sempre «colorito»). A quello che le annunciò che avrebbe fatto lui stesso, aggiunse quello che le avrebbe fatto fare anche dalla fidanzata che stava andando a chiamare. Chissà perché voleva coinvolgerla: forse perché era il giorno di San Valentino?

Ma nel frattempo l'autista aveva telefonato al 112, e il passeggero fumatore e fumante decise di andarsene in via Emilio Lepido. E fu qui, in un bar, che i carabinieri di Parma Oltretorrente lo trovarono, dopo un paio di giorni di indagini a cui gli elementi forniti dalla dipendente della Tep avevano dato lo spunto iniziale.

«Perché mai dovrei darvi i documenti?» sbottò lui, per poi aggiungere: «Già di prima mattina venite a rompere le scatole (be', usò un altro termine, ndr)? Andate ad arrestare gli spacciatori». Per poi porsi faccia a faccia con un maresciallo e concludere con un «chiamo il mio avvocato. Ora vedi». Lo straniero - tutt'altro che nuovo ai guai con la legge - finì in manette e quindi ai domiciliari. L'avvocato, in effetti, lo dovette chiamare. Ed è quello che ieri mattina lo ha accompagnato dal Gup, per il processo con rito abbreviato. Il 33enne è stato condannato a 8 mesi. Gli arresti domiciliari sono stati tramutati in obbligo di dimora a Parma e di presentarsi in caserma dai carabinieri tre volte alla settimana. Ogni volta gli chiederanno i documenti.

rob.lon.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA