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Capitale italiana

Guerra: «Il 2020 sarà una maratona all'insegna della cultura»

06 dicembre 2019, 05:02

Guerra: «Il 2020 sarà una maratona all'insegna della cultura»

KATIA GOLINI

Mostre, concerti, spettacoli, incontri con scrittori, artisti e scienziati: la cultura inizia a «battere il tempo». A scandirlo e a superarlo. E' scritto in cento pagine il programma di Parma capitale italiana della cultura, che esplode di date e di luoghi, di idee e di proposte. Quattrocento appuntamenti per tutti i gusti, tra città e provincia e città vicine. Un florilegio di piccoli e grandi eventi. «Possiamo dire che ora Parma 2020 la possiamo tenere in mano» sorride l'assessore alla Cultura Michele Guerra. Come a dire, tutti possono cominciare a fare i conti con la possibilità di essere «testimoni e protagonisti» dell'anno più speciale per Parma.

Presentato il programma, si è raggiunto un primo importante traguardo.
«Tutte quelle pagine tengono dentro sforzi diversi, compiuti in questi anni, gli sforzi progettuali di chi concretamente farà la Capitale della cultura e a loro va il nostro più grande grazie, e le energie del territorio, di tutti coloro che hanno voluto mettersi in gioco. Dentro quel libretto c'è l'idea che Parma 2020 è riuscita a coinvolgere la provincia e molte realtà che normalmente non dialogavano con la città o non avevano rapporti stretti con essa. Questa era una delle principali sfide. Quando sfoglio il libro del programma penso che questi due anni di preparazione non sono stati buttati via. Dietro quelle cento pagine c'è anche il grande impegno gestionale-amministrativo, Parma 2020 è una macchina organizzativa complessa».

Cosa prova arrivati a questo punto?
«Fiducia e senso di responsabilità. Ovvio, c'è anche il timore che la grandezza di questa sfida non possa essere sostenuta fino in fondo. Ho però grande fiducia nelle persone che sono intorno a Parma 2020, intesi come soggetti culturali e non solo. Ho fiducia nella capacità di questa città di farsi valere anche nei momenti di maggior complessità».

Cosa si aspetta adesso?
«Sarà necessario restare vigili al massimo, non abbassare la guardia, ma sono sicuro che Parma 2020 si prenderà lo spazio che merita nella vita di tutti. Volenti o nolenti saremo tutti toccati da questo anno speciale».

All'apertura attesi il presidente Mattarella e probabilmente il premier Conte. Un'apertura col botto?
«Parma 2020 è una maratona, quindi va corsa con il ritmo giusto. Certo, per l'inaugurazione era corretto dare l'idea che la città sta per entrare in una dimensione diversa, facendo attenzione a non esaurire in tre giorni le energie di chi deve correre tutto l'anno. Spero che la gente esca di casa per abbracciare Parma 2020».

Cosa succederà nei primi tre giorni 11,12 e 13 gennaio?
«Con il corteo inaugurale, sabato 11, che porterà alla residenza municipale le parole e gli obiettivi da perseguire e ispirare, testeremo l'interesse delle persone. Poi ci saranno gli incontri con scrittori e intellettuali, che ci aiuteranno a riscoprire luoghi meno conosciuti. Quindi tanta, tantissima musica per riprendere il concetto del ritmo, della cultura che batte il tempo».

E anche tre mostre importanti.
«Tre mostre che rappresentano l'inizio di tre percorsi differenti, tre linee di ricerca. La prima, da sabato 11 in San Ludovico, della Fondazione Barilla sul tema centrale della sostenibilità su cui stiamo lavorando molto, con allestimenti multimediali e immersivi; la seconda, «Time Machine», al Palazzo del Governatore, da domenica 12, per riflettere sul tema del tempo nel nostro tempo, incentrata sui media audiovisivi; la terza, a Palazzo Pigorini, sulla storia di Parma raccontata attraverso le pagine della “Gazzetta”, in quel rapporto osmotico, inscindibile che lega città e quotidiano».

Si è parlato tanto di coinvolgimento della città, come lo avete concretizzato?
«Innanzi tutto con il bando che ha portato a bordo tantissime persone e i loro progetti. Poi con il coinvolgimento del mondo del volontariato, che ha risposto con numeri e proposte entusiasmanti. Ci ha permesso di capire cosa la città si aspetta».

Che ruolo hanno avuto le istituzioni culturali?
«Parma 2020 c'è perché c'erano e ci sono eccellenti istituzioni culturali. Senza il nostro sistema museale, musicale e teatrale, senza l'Università non ci sarebbe stato il dossier. Parma 2020 non è l'invenzione di qualcosa che non c'era prima, ma la messa a sistema delle varie realtà culturali che, nonostante l'illustre storia hanno dimostrato di saper osare».

Presentato anche il logo di Parma. Una «P» ideata dal designer Erik Spiekermann che fa già discutere.
«Rappresenta uno dei percorsi di analisi più interessanti e l'azzardo di portare “occhi da fuori” a guardare la nostra città. Si tratta di un segno diretto e funzionale, forte, adatto ad essere utilizzato su diversi supporti. La sua essenzialità estrema lo rende interessante. Siamo soddisfatti della collaborazione e del risultato raggiunto».

Quanto è costato?
«Una scelta forte. La “P” non ha un costo. Circa 90-95mila euro tutto il progetto di “city branding”. Vedremo come sarà recepito dai parmigiani, se piace o meno, quindi sceglieremo come procedere».

Cinque, non uno di più, progetti forti del programma.
«Tutto il dossier è di alta qualità. Obbligato a scegliere direi Hospitale, a cura di Studio Azzurro, la mostra multimediale all'Ospedale Vecchio, paradigma di tutto quello su cui abbiamo lavorato in questi due anni, riqualificazione, solidarietà, soccorso, ospitalità. Avranno grande successo le mostre dedicate all'Antelami e ai Farnese, a cura di Diocesi e Complesso monumentale della Pilotta, due mostre che serviranno anche all'avanzamento della ricerca. La stagione musicale del Regio, che proporrà una stagione di musica contemporanea, un gesto di grande coraggio. Il laboratorio permanente sulla conoscenza messo in campo dall'Università di Parma, insieme alla rassegna “Il grande enigma” a cura di Giacomo Rizzolatti e Fausto Caruana che porterà a Parma alcuni degli scienziati più importanti del Pianeta, e le attività del Capas».

Cosa significa per l'assessore Guerra la parola «cultura»?
«Libertà».

KATIA GOLINI Mostre, concerti, spettacoli, incontri con scrittori, artisti e scienziati: la cultura inizia a «battere il tempo». A scandirlo e a superarlo. E' scritto in cento pagine il programma di Parma capitale italiana della cultura, che...

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