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Timore in centro

Nuovi casi di rapine delle baby gang

09 dicembre 2019, 05:08

Nuovi casi di rapine delle baby gang

Luca Pelagatti

Ci sono quelli che circondano un coetaneo e mostrano un sorriso falso. Che, ben presto, diventa un ghigno cattivo. Ci sono quelli invece che non fingono neppure una ipocrita affabilità ma mostrano subito un coccio rotto di bottiglia. Come a dire: «Non abbiamo tempo da perdere». Ci sono quelli che preferiscono fare razzia nei negozi e quelli che si sono specializzati nei colpi ai danni di altri giovanissimi. Ci sono, insomma, sfumature e strategie diverse. Ma una cosa è certa: si scrive ragazzini. Ma si legge emergenza.

A confermarlo con allarmante chiarezza è la cronaca di questi giorni: i casi di bande di giovani che rubano e rapinano i loro coetanei sono in continua crescita. E qualcuno comincia a chiedersi cosa si possa fare.

D'altra parte è difficile minimizzare: alle 14.30 di sabato un 14enne è stato rapinato dei soldi che aveva in tasca da cinque ragazzi di poco più grandi in viale Mariotti, alla fermata del bus.

Giusto una settimana prima, nello stesso posto, un altro minorenne era stato circondato da un gruppetto di giovani. «Offrici una sigaretta», hanno esordito quelli. Poi sono passati a chiedere una birra. Alla fine hanno smesso di parlare. E gli hanno portato via il cellulare.

Tra i due episodi è passata una settimana. Ma non sono stati giorni di pace. Proprio mentre il Parma giocava contro il Frosinone, una passante ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine: «C'è un gruppo di ragazzi in Ghiaia che stanno aggredendone un altro. E hanno delle bottiglie in mano». Sul posto sono arrivate tre pattuglie mentre altre chiamate descrivevano il percorso di quell'inseguimento proseguito verso via Cavour, fin quasi in Duomo. Ma alla fine, alla vista dei lampeggianti c'è stato il solito fuggi fuggi. E delle bande si sono perse le tracce. Sono rimaste, invece, nelle memorie delle telecamere che sono continuamente monitorate dalle forze dell'ordine che stanno cercando di risalire ai responsabili di agguati come quello di un paio di settimane fa in via Carducci dove due ragazzi sono stati spintonati e minacciati coi cocci da una gang di nordafricani. Il bottino, alla fine è stato magro. Ma resta la paura.

Sia chiaro: a Parma siamo, per fortuna, ben lontani dalla situazione di Milano dove imperversano le pandillas, le gang di giovani latinos che arrivano anche ad uccidere. Ma secondo le indiscrezioni, anche nelle nostre strade i gruppi di ragazzini terribili sarebbero diversi. E agiscono per lo più in centro. La zona calda è quella che va dal Lungoparma al Duomo con la Ghiaia che vede ripetersi frequenti episodi. «Qui succedono spesso liti e risse», raccontano i commercianti, in particolari quelli dei borghi intorno alla piazza. Poi scattano le descrizioni che abbozzano un'immagine assai comune: spesso sono minorenni, hanno felpe e cappucci, giacconi, si scolano una birra dopo l'altra. E scelgono come vittime ragazzini da soli o al massimo in coppia.

L'esempio più eclatante è quello di qualche giorno fa quando due diciassettenni, stranieri e raminghi, senza documenti e senza una casa, sono stati arrestati mentre stavano comprando hashish da uno dei tanti spacciatori del parco Ducale. I soldi per l'acquisto se li erano procurati facilmente: rapinando altri ragazzini nello stesso parco. Un po' come fossero bancomat. Per il prelievo non serve neppure la tessera. Basta una bottiglia rotta e la faccia dura.

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Luca Pelagatti Ci sono quelli che circondano un coetaneo e mostrano un sorriso falso. Che, ben presto, diventa un ghigno cattivo. Ci sono quelli invece che non fingono neppure una ipocrita affabilità ma mostrano subito un coccio rotto di bottiglia....

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