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Proteste a San Leonardo

Piazza Rastelli abbandonata al buio e al degrado

11 dicembre 2019, 05:02

Piazza Rastelli abbandonata al buio e al degrado

LUCA PELAGATTI

L'archistar catalano Oriol Capdevila, chiamato a progettare lo Stu Pasubio, parlò di un avveniristico «progetto di riqualificazione in cui l'architettura dialoga con l'urbanistica». E tutti applaudirono all'idea della strada «sinuosa» stesa tra via Pasubio e via Palermo al fianco di una «piazza-parco» più grande di piazza Garibaldi. Sono passati nove anni. E gli applausi si sono spenti. Ora restano mugugni e recriminazioni.

«Perché la realtà è che siamo abbandonati - tuona Antonella Fusco, titolare del ristorante «Apriti sesamo». - In balia del degrado e dei buio».

Un destino amaro per un progetto che puntava dare nuovo lustro ad una zona storicamente marginale anche grazie ad una società di trasformazione urbana che, nel corso della sua vita però, ha conosciuto intoppi, indagini giudiziarie e fallimenti.

«Il risultato è sotto gli occhi di tutti - prosegue Antonella Fusco. - Nella piazza i lampioni hanno le luci spente e nessuno provvede. Alle spalle dell'edificio in cui si trova il mio ristorante c'è uno spiazzo che alla prima pioggia si trasforma in un lago. E sulle rive si accumula l'immondizia». Non solo. «L'edificio che ospitava il Wopa Temporary deve essere sottoposto a lavori. Per questo le utenze sono state staccate ed adesso quell'area è completamente al buio. E nel buio, si sa, si nascondono i problemi».

Ovvero, ascoltando i racconti di chi nella piazza vive e lavora, sbandati, pusher, gente randagia. «Non più tardi di tre giorni fa abbiamo chiamato la polizia perché c'era gente che bivaccava nei sotterranei».

Già, perché se il sopra fatica a decollare la parte sotterranea proprio non è mai partita. «Sotto la piazza si doveva aprire un parcheggio pubblico che però non è stato mai attivato. E questo crea problemi agli esercenti», aggiunge la titolare dello storico negozio Camattini che allarga le braccia: «Il risultato? Parcheggio selvaggio. E noi per scaricare i camion dei fornitori dobbiamo andare in mezzo alla strada».

Eppure, in questo ultimo anno parecchi sforzi sono stati fatti per migliorare la situazione. «Ma c'è ancora molto da fare», aggiungono alla pasticceria Versi.

Da poco più di due anni in piazza Rastelli è stato attivato un presidio della polizia municipale e la presenza degli agenti, almeno nelle ore diurne, ha ridotto il viavai di spacciatori. «Prima c'erano continue risse e zuffe. Adesso almeno quelle sono scomparse», si sente dire ricordando quando negli angoli più appartati imperversavano gruppetti di aggressivi sudamericani. In più, le vetrine per molto tempo mestamente vuote, si sono per buona parte riempite. Ma una piazza poco illuminata, e in questa stagione l'oscurità arriva presto, non attira certo i clienti. «Noi facciamo il possibile per illuminare, abbellire, rendere accoglienti gli spazi. Ma con lampioni disposti male e con lampade fioche o, peggio, spente è uno sforzo inutile».

Eppure le potenzialità ci sono. E basterebbero piccoli interventi per rendere la zona molto più appetibile. «Prima illuminare e tenere pulito lo spazio. Secondo fare minimi interventi di ripristino: è possibile che sia così facile entrare nel parcheggio sotterraneo?», si chiedono i commercianti mostrando bottiglie e rifiuti sparsi anche sulle scale e intorno agli ascensori mai inaugurati, evidenti segni di una occupazione silenziosa. «Per il parcheggio selvaggio in strada servirebbero le righe blu. Ma le aspettiamo da anni». E poi una complessiva ripulitura: sul lato est, verso via Pasubio una prateria incolta appare mestamente circondata da reti metalliche dall'aria provvisoria. Visto il tempo passato dall'installazione sembrano piuttosto perenni. «Ogni tanto tagliamo noi piante e arbusti per evitare che cresca una selva», conclude un residente di un palazzo di fronte indicando quella che più d'uno, dopo fallimenti societari e ripensamenti, chiama terra di nessuno. Sulla grata, sporco e scolorito spicca un lenzuolo con la scritta «Ripuliamo San Leonardo». Non fosse triste sembrerebbe quasi ironico.

 

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LUCA PELAGATTI L'archistar catalano Oriol Capdevila, chiamato a progettare lo Stu Pasubio, parlò di un avveniristico «progetto di riqualificazione in cui l'architettura dialoga con l'urbanistica». E tutti applaudirono all'idea della strada...

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