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MAGGIORE

Molestie sulla collega: operatore sanitario condannato

12 dicembre 2019, 05:08

Molestie sulla collega: operatore sanitario condannato

Georgia Azzali

Gli sguardi prolungati. E poi quelle battute esplicite per farle capire che c'era lei nei suoi pensieri. Operatori socio sanitari e colleghi di lavoro al Maggiore da tempo, ma tra il 2014 e il 2017 anche fianco a fianco nello stesso reparto. Paola (la chiameremo così) si era tenuta tutto dentro. Solo un paio di colleghi conoscevano brandelli di quel segreto. Di quelle molestie che sarebbero andate avanti per anni sul posto di lavoro: le mani di lui che scivolavano dalle spalle al seno fino alle parti intime e le labbra che si avvicinano alle sue tentando di baciarla. Quel collega che a un certo punto le mette anche paura mostrandole una pistola e dicendole che prima o poi avrebbe fatto una strage per punire i dirigenti che l'avevano messo da parte. Accusato di violenza sessuale e porto abusivo di arma, ieri è stato condannato a 2 anni: il pm Silvia Zannini ne aveva chiesto uno in più. Ma il tribunale ha riconosciuto all'operatore - 64 anni, parmigiano - la minore gravità del fatto (ritenendo anche procedibili solo gli episodi dopo l'agosto del 2016) e gli ha concesso la sospensione condizionale della pena. Per la donna, che si era costituita parte civile, è stata anche disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 5000 euro.

Diciassette anni di differenza tra Paola e il collega. E una conoscenza che andava avanti da tempo, da quando le loro strade si erano incrociate per la prima volta in ospedale, ancora prima di condividere le giornate nello stesso reparto. Ma anche le molestie sarebbero cominciate ancora prima del lavoro fianco a fianco. «Mi vergognavo, mi sentivo in colpa, per questo non ho fatto nulla», ha raccontato nella denuncia. Davanti ai carabinieri fa fatica a riferire le date: dice però di ricordarsi che probabilmente nella primavera del 2015 il collega le chiede di accompagnarlo alla macchinetta del caffè, ma improvvisamente le afferra una mano e tenta di baciarla. Lei riesce a divincolarsi, e in quel momento arriva anche la telefonata di una collega che la «salva». È la donna a cui aveva confidato la sua insofferenza per l'assillo del collega.

Quegli atteggiamenti sempre più fastidiosi, soprattutto da quando tutti e due hanno lo stesso incarico. «Ogni volta che mi stava vicino cercava di toccarmi, appoggiando le sue mani sulle mie gambe o sulle spalle, poi sul seno e nelle parti intime», spiega Paola agli investigatori. E gli sguardi degli altri colleghi? Non avrebbero potuto vedere - secondo la donna - perché le loro postazioni erano separate da un divisorio.

Un'ombra sempre presente nelle giornate di lavoro. Eppure alle due colleghe con cui riesce un po' ad aprirsi, Paola parla di quel collega assillante, ma non rivela le molestie. Per cercare di evitarlo, però, chiede spesso di cambiare turno.

Ma dopo le ferie natalizie del 2016 qualcosa cambia. Quando Paola rientra al lavoro, lui le dice di avere sentito la sua mancanza. E gli atteggiamenti di sempre continuano. Ma a quel punto la maschera che deve indossare in famiglia si sgretola. Anche la notte, con il pensiero di dover affrontare un turno insieme a lui, Paola non trova pace. Finché nel gennaio del 2017 si apre con un'amica psicologa decidendo anche di confidarsi con il marito. E poche settimane dopo, andando a prendere la moglie al lavoro, l'uomo incrocia l'operatore si sfoga: gli dice di tenere le mani a posto, e poi se ne va con Paola. Che sei giorni dopo fa il passo decisivo presentando denuncia ai carabinieri. «Non è credibile - ha ribadito più volte in aula Giuseppe Rosafio, il difensore dell'uomo -. Basta controllare il prospetto dei turni per vedere che si erano incontrati meno di due volte al mese. Riferendo l'episodio dell'arma, poi, lei parla di un pomeriggio, però in quel periodo si sono ritrovati insieme solo di mattina».

Ma il racconto di Paola ha retto. Nonostante le titubanze. Nonostante quel silenzio durato anni.

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Georgia Azzali Gli sguardi prolungati. E poi quelle battute esplicite per farle capire che c'era lei nei suoi pensieri. Operatori socio sanitari e colleghi di lavoro al Maggiore da tempo, ma tra il 2014 e il 2017 anche fianco a fianco...

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