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Intervista

Capossela: «Natale, tra festa e smarrimento»

23 dicembre 2019, 05:02

Capossela: «Natale, tra festa e smarrimento»

PIERANGELO PETTENATI

A distanza di vent’anni dalla sua prima edizione, Vinicio Capossela torna al Fuori Orario con il suo speciale, e ormai tradizionale, concerto natalizio. Doppio appuntamento, in calendario venerdì e sabato alle ore 22 (info@arcifuori.it, francob@studioelpag.it). All’inizio, racconta l’artista reggiano, «l’idea era di fare un concerto adatto alle feste in un rock club. Un po’ come i Pogues nel loro club di partenza. Bisogna esorcizzare tutti gli eccessi famigliari e alimentari della settimana del Natale, e allora per digerirli la cosa migliore mi è sembrato fare un concerto da festa in un locale in cui potevo permettermi anche le brutte figure. In vent’anni abbiamo cercato di mantenere vivo il rito, anche perché si è creata una comunità, che da mezza Italia viene per sfuggire allo stesso problema: celebrare e digerire le Feste. Una specie di Alkaseltzer col botto».

Che siano i concerti al Fuori Orario o le trasmissioni radiofoniche, nei natali di Vinicio Capossela convivono cristianità e paganesimo; cosa c’è di speciale in questi giorni?

«Mi piace il periodo delle 12 notti, tra Natale e Epifania, perché nelle tradizioni folcloriche è il non tempo in cui c’è accesso tra vivi e morti, tra uomini e animali. E’ un periodo di sovvertimento del mondo, che regala le migliori leggende popolari. L’uomo che si trasforma in lupo, perché è nato nello stesso giorno di nostro signore, per esempio. E poi le feste asinarie. Ci sono molte cose in questi nostri concerti che attingono al folclore, più che dalla tradizione americana alla Bing Crosby».

Come si conciliano il buio, la paura e gli spettri di alcune tradizioni con la nascita di Gesù, le luci di San Nicola, le campanelle e tutta la positività tipica di questo periodo?

«Le 12 notti sono il calore della festa, ma anche il periodo del buio. Sono le notti più lunghe. Natale è la strettoia dalla quale devono passare tutti i fantasmi dell’anno. A partire dalle nostre solitudini. E’ il momento della resa dei conti. Ci si stordisce nella festa, ma c’è anche il senso di smarrimento del dopo».

Nella sua musica è impossibile distinguere i generi canonici; come nasce l’idea musicale per un album o una canzone?

«La musica ha un enorme potenziale evocativo. Cerco di fare in modo che evochi la storia, ma anche il mondo in cui quella storia è ambientata. Per questo la sonorità, il suono, la scelta degli strumenti è importante. Siamo tante cose tutte insieme, non c’è una musica che possa descriverci e contenerci. Uso la mia vita come laboratorio per commutare in una dimensione più ampia l’esperienza del vivere. Ci sono canti per diversi momenti della vita. Per la festa e per l’intimità, per l’epica e per la lirica, per la poesia e per la prosa. Musiche per le notti d’estate e per la notte di Natale. L’importante è che siano ovunque protette da qualche forma di Grazia».

Recentemente ha vinto l’Ambrogino d’oro e la Targa Tenco, i concerti hanno fatto quasi sempre il “tutto esaurito.” Vuol dire che, nonostante la trap e le polemiche connesse, c’è tanta voglia di recuperare spiritualità e radici profonde?

«Ma io ho fatto un pezzo trap… ho usato perfino l’auto tune! Si chiama “La peste”. La pestilenza dell’odio, dell’oscenità, del giudizio e del pregiudizio, diffusa nel pneuma della rete. Credo che anche l’intrattenimento possa giovare alla coscienza civile. Non solo spiritualità e radici, ma anche denunzia. Con poesia e filosofia, ma denunzia! E’ un momento in cui è necessario farlo».

Come saranno questi concerti?

«Hanno titolo “In taberna”. La taberna medievale dei chierici vaganti, celebrata nei Carmina Burana, questi meravigliosi canti intrisi di amore per la vita, che celebravano Bacco, la primavera, l’amore. Il 28 dicembre, giorno dei Santi Innocenti, era uso celebrare le cosiddette feste dei folli. Capovolgimenti dell’ordine e delle gerarchie. Così faremo noi».

Tra gli ospiti speciali, il mago Cristopher Wonder da Los Angeles, dopo alcuni anni di assenza, e, solo per la serata di venerdì 27, dell’amico poeta Vincenzo Costantino, in arte Cinasky. Entrambe le serate saranno chiuse dal dj set di Marco Pipitone. Apertura porte ore 19, fino alle 21 pastasciutta gratuita per tutti.

 

PIERANGELO PETTENATI A distanza di vent’anni dalla sua prima edizione, Vinicio Capossela torna al Fuori Orario con il suo speciale, e ormai tradizionale, concerto natalizio. Doppio appuntamento, in calendario venerdì e sabato alle ore 22...

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