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Ex concessionaria Bmw, buco da 12 milioni e 14 imputati

24 dicembre 2019, 05:08

Ex concessionaria Bmw, buco da 12 milioni e 14 imputati

GEORGIA AZZALI

La crisi del mercato dell'auto aveva picchiato duro. E già nel 2011 la Parma Motors, la vecchia concessionaria Bmw di via Spezia, annaspava. L'anno successivo i titolari avrebbero dovuto alzare bandiera bianca portando i libri in tribunale, invece - secondo gli inquirenti - cominciarono a mettere in piedi una serie di operazioni che svuotarono ulteriormente le casse dell'azienda e delle società collegate. Solo per quanto riguarda Parma Motors (da non confondere con Parma Motors Service, l'autofficina di Stradella tuttora viva e vegeta) un buco da 12 milioni e mezzo: a tanto ammontavano le perdite il 10 giugno 2013, quando il tribunale ne dichiarò il fallimento. Che nei prossimi mesi potrebbe far finire sotto processo 14 persone, a partire dall'amministratore storico Franco Madella, 77 anni, e dal suo successore, il genovese Marco Antonio Gabrielli, 64. Soci, amministratori della vecchia Parma Motors e delle società «La Casalauto» (poi Wizard Real Estate) e Center Auto, ma anche due funzionari di Unicredit: per tutti il pm Paola Dal Monte, dopo l'indagine portata avanti dalla Finanza e in base anche alla consulenza di Pricewaterhouse&Coopers, ha chiesto il rinvio a giudizio. L'udienza preliminare davanti al gup deve ancora essere fissata, e in quel momento gli imputati riceveranno contestualmente la richiesta di rinvio a giudizio. Diverse le accuse disseminate nel provvedimento, di cui gli imputati dovranno rispondere a vario titolo e in relazione al ruolo ricoperto: bancarotta fraudolenta (soprattutto), ma anche falsità ideologica e ricettazione fallimentare. A Gabrielli, in particolare, sono contestati undici capi d'imputazione.

Fu lui - secondo la procura - nella primavera del 2013, quando ormai la situazione stava precipitando e intuendo che di lì a poco avrebbe perso il controllo di Parma Motors, a mettere in piedi un'articolata operazione finanziaria che consentì di far uscire dall'azienda tutto il capitale sociale della società «La Casalauto»: un patrimonio immobiliare di ben 25 milioni. Un piano andato in porto sborsando solo 77mila euro e grazie al trasferimento delle quote ai nuovi soci Stefano Valore e Andrea Di Gregorio e successivamente a Paolo Ghezzi, potendo anche contare sull'aiuto di Alessandro Testi, che aveva firmato la perizia del patrimonio immobiliare abbattendone il valore.

Ma Gabrielli avrebbe anche dissipato il patrimonio di Parma Motors cedendo 42 auto del valore complessivo di 368.150 euro alla società Center Auto che versò solo 141.950 euro. Tra giugno 2012 e maggio 2013, inoltre, Parma Motors sborsò 91.446 euro per sostenere spese varie (tra affitti e carte di credito) di Antonio D'Apice, Michele Napolitano e Stefano De Angelis, persone che però non avevano alcun ruolo ufficiale in Parma Motors.

Nel giugno 2012, poi, quando ci fu il passaggio azionario tra Madella e la Center Auto (controllata da Gabrielli), andò in scena anche una falsa vendita: motori marini e gruppi elettrogeni per circa 3 milioni passati dalla Center Auto a Parma Motors. In realtà, una procedura portata a termine per non far venire a galla i conti disastrosi di Parma Motors, e a cui avrebbero preso parte Gabrielli, D'Apice e Madella. Ma l'anno prima Madella riuscì anche ad ottenere da Unicredit un finanziamento di 2.200.000 euro per «La Casalauto», in modo che la società potesse acquistare un immobile di Colorno di proprietà di Parma Motors. Un «giochino» che aveva consentito alla banca di far diminuire la sua esposizione debitoria nei confronti di Parma Motors, già alle corde. Ma che ha cacciato nel baratro anche «La Casalauto».

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