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VOLONTARIATO

La Pubblica in lutto per la scomparsa di Luigi Bertolini

27 dicembre 2019, 05:05

La Pubblica in lutto per la scomparsa di Luigi Bertolini

Pierluigi Dallapina

Alla domenica pomeriggio c'era una certezza: «lo zio» sarebbe stato, come sempre, al suo posto, al centralino dell'Assistenza pubblica per rispondere alle telefonate di chi aveva bisogno e per gestire i suoi ragazzi. Quegli stessi volontari che, con affetto, stima e riconoscenza lo consideravano appunto come uno zio, cioè un milite esperto, preparato, ma anche affabile e bonario, sempre pronto a dispensare consigli. Perché fare il volontario in Pubblica deve essere vissuto così: non come un lavoro, ma una sorta di vocazione laica da prendere con il massimo impegno, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Chi soffre, chi ha bisogno, si sente meno di peso se chi lo aiuta è capace di donare un po' di calore, come sapeva fare Bertolini.

Scomparso ieri notte a 73 anni appena compiuti, mentre era ricoverato all'ospedale di Montecchio, Luigi Bertolini è rimasto attaccato alla sua famiglia, quella dell'Assistenza pubblica, fino a quando la salute glielo ha permesso, perché sapeva bene che i giovani volontari avevano sempre bisogno dei consigli del loro «zio».

«Luigi è stato un punto di riferimento per tantissimi giovani volontari. Lui era sempre presente nell'ufficio del comando. Lo potevi incontrare quasi tutte le sere», racconta Filippo Mordacci, comandante del corpo dei militi, ex presidente dell'Assistenza pubblica dal 2006 al 2014 e vicepresidente dal 2014 al 2018.

«Zio Gigi», come ormai era conosciuto tra i volontari, era entrato in Pubblica nell'81, seguendo le orme del cognato, Pier Giorgio Volta (milite di lunghissimo corso ancora in attività) e di sua moglie Daniela Carboni. «Luigi era affabile con tutti e tutti gli volevano un gran bene. Per l'Assistenza pubblica ha fatto tantissimo», ricorda il cognato, che fu un esempio da seguire per Bertolini. Originario di Campegine, per tutta la vita continuò ad abitare in provincia di Reggio Emilia, ma il suo legame con Parma fu indissolubile. Dipendente Tep - autista prima e poi al lavoro nelle officine dell'azienda di trasporti - conobbe la moglie Adriana in città e chissà se fu anche per questo motivo che un pezzo del suo cuore restò per sempre legato a Parma.

«Nel 1987 fu nominato vicecomandante, mentre nel 1992 divenne caposquadra. Fino a pochissimi anni fa ha svolto un ruolo cruciale nell'organizzare e nel migliorare i servizi offerti dall'Assistenza pubblica. Lui era il caposquadra della domenica pomeriggio, un ruolo preso con enorme impegno e dedizione», ricorda sempre Mordacci.

Quando viene a mancare una persona di esperienza, il vuoto che lascia è difficilissimo da colmare, perché in un mondo sempre più frenetico i maestri, cioè quelli che hanno tempo e voglia di insegnare e di tramandare valori sono merce rara. Rarissima.

«L'Assistenza pubblica perde una persona che ha vissuto per il volontariato, un uomo dotato di grandissima esperienza e capace di trasmettere ai giovani quei valori che si stanno perdendo, ma che sono alla base del nostro impegno», racconta il presidente Luca Bellingeri. «Luigi era sempre impegnato per migliorare l'efficienza dell'Assistenza pubblica. Inoltre - conclude - prestava grande attenzione ai bisogni dei volontari».

Attento al prossimo, Bertolini si spendeva a favore del volontariato, in modo discreto e disinteressato, anche a Campegine, dove viveva con la moglie Adriana.

Il rosario verrà recitato questa sera alle 20.30 nella chiesa di Campegine, mentre il funerale verrà celebrato domani, con partenza alle 9 dall'ospedale di Montecchio, nella stessa chiesa.

 

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