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Lutto

Addio al generale Gallese, il carabiniere che lottò contro sequestri e terrorismo

30 dicembre 2019, 05:04

Addio al generale Gallese, il carabiniere che lottò contro sequestri e terrorismo

MICHELE CEPARANO

Dagli anni del terrorismo al sequestro Silocchi. La sua storia in uniforme si è intrecciata con gli anni più difficili dell'Italia e anche di Parma. Dire, però, che per il generale Pietro Gallese, scomparso a 81 anni, quella da carabiniere era un'uniforme può suonare addirittura riduttivo. Per Gallese la divisa era una seconda pelle e oggi alle 16 in via D'Azeglio, nella chiesa di Santa Croce, a pochi passi dalla casa in cui il generale viveva, al funerale ci sarà anche il picchetto d'onore degli uomini della «sua» Arma.

Nato a Vercelli nel 1938, dopo aver fatto l'alpino si è arruolato nei carabinieri. Primo incarico a Milano con il generale Dalla Chiesa. Poi, dopo un periodo ad Alba, in Piemonte, Gallese fu trasferito a Reggio Emilia. Erano gli anni caldi del terrorismo e l'arresto del reggiano Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate Rosse, porta la sua firma. Gallese, che nell'Arma passò 42 anni, andò dove lo portò il dovere ma fu a Parma, dove ha vissuto fino alla morte avvenuta sabato mattina, che il generale mise radici. Qui comandò il Reparto operativo dei carabinieri e visse i tragici giorni del sequestro di Mirella Silocchi, per tutti «Anna». Un episodio che segnò una città intera. A fine luglio è stato ricordato, infatti, il trentesimo del rapimento della donna che, sequestrata nella sua abitazione di Stradella, non tornò mai più a casa.

Il rapimento di «Anna» rappresentò un caso anche nazionale, perché a realizzarlo fu un'alleanza fra banditi dell'anonima sarda e un gruppo anarchico insurrezionalista. Le indagini furono guidate proprio da Gallese e dall'allora capo della Squadra Mobile di Parma Gennaro Gallo e portarono all’individuazione della banda e all’arresto di tutti i componenti. Purtroppo, però, il corpo della donna rapita non fu più ritrovato. «Anna» fu tenuta prigioniera in un casale isolato del Viterbese dove si suppose che fosse morta di stenti, ma nessuno dei rapitori disse mai che fine aveva fatto il corpo. Al marito Carlo Nicoli venne restituita solo la fede nuziale.

Tutti i suoi rapitori furono presi, anche se l'ultima latitante, l'americana Rose-Ann Scrocco, venne arrestata 17 anni dopo il rapimento. Servirono cinque processi ma il 26 febbraio 1999 arrivò la sentenza: 30 anni per la Scrocco, Gregorian Garagin, Francesco Porcu, ritenuto il capo dei rapitori, e Franco Bachisio Goddi.

Il sequestro Silocchi segnò profondamente l'ufficiale dell'Arma che non interruppe i rapporti con il marito della donna, Carlo Nicoli. Anzi, i due divennero perfino vicini di casa, nei pressi della chiesa di Santa Croce in cui fu dato l'ultimo saluto ad «Anna» e in cui oggi sarà celebrato il funerale di Gallese. Lì i tanti che lo hanno conosciuto e stimato si stringeranno al figlio Simone, al fratello Giorgio e ai suoi parenti.

Un militare scrupoloso e gentile nella vita privata (tra le sue passioni c'erano i cani e i gatti) che affrontò con forza e dignità le tante sofferenze che l'esistenza gli riservò sul piano personale. «Era un uomo integerrimo - lo ricorda il fratello Giorgio - e generoso».

Allo stesso modo ne parla chi con Gallese ha lavorato come il generale Sergio Boscarato che all'inizio degli anni Novanta fu suo comandante nell'allora Legione carabinieri di Parma.

«Era disponibile nei riguardi del servizio - spiega -, pronto, esperto. Conosceva il mestiere del carabiniere ed era aperto nei confronti del personale. Un comandante con la “c” maiuscola che aveva un fiuto investigativo non comune». Molteplici furono, infatti, gli episodi in cui le sue capacità furono determinanti. «Ripenso al grande lavoro che fece ai tempi della rapina all'oreficeria Rosati di Sorbolo - racconta Boscarato - in coppia con il maresciallo Fisone di Reggio Emilia. Grazie a loro i banditi furono arrestati in Puglia. Inoltre, mi aiutò tanto in frangenti delicatissimi come quando dovetti trasferire trecento uomini dopo che fu soppressa la Legione. Riuscimmo anche a “difendere” il palazzo Ducale come sede del comando provinciale portando qui il Cis, l'odierno Ris».

Nel Reparto operativo, ai tempi del sequestro Silocchi, al fianco di Gallese c'era anche il luogotenente Salvatore Ingrao, oggi comandante della stazione di Parma Oltretorrente. «Gallese era uno che dava l'esempio - afferma -, sempre in prima linea assieme ai suoi uomini. Non era un comandante “da ufficio”, stava sempre fuori, in strada, con noi». Tra chi l'ha conosciuto bene c'è, infine, anche il tenente Amico Tallini, comandante del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Parma. «Mi colpì subito - dice - per la sua professionalità, generosità e umanità. Aveva sempre una parola d'incitamento per tutti. È stato una guida».

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MICHELE CEPARANO Dagli anni del terrorismo al sequestro Silocchi. La sua storia in uniforme si è intrecciata con gli anni più difficili dell'Italia e anche di Parma. Dire, però, che per il generale Pietro Gallese, scomparso a 81 anni, quella da...

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