Sei in Gweb+

Genova

Novecento candelotti di dinamite per cancellare il ponte

31 dicembre 2019, 05:03

Novecento candelotti di dinamite per cancellare il ponte

È una disciplina che non ammette errori. Tutto va calcolato letteralmente al millimetro e bisogna saper aggirare ogni imprevisto. È una scienza abbattere con gli esplosivi edifici o i ponti, come il Morandi a Genova. Nei piloni del ponte da tirare giù sono stati realizzati 900 fori, per altrettanti candelotti di dinamite. E per compiere l'impresa - durata in tutto 6 minuti - sono serviti alcuni mesi di preparazione. Il parmigiano Danilo Coppe, fondatore dell'Istituto di ricerche esplosivistiche e dell'azienda Siag, lo ha raccontato a «Focus», in un articolo di Riccardo Oldani intitolato «Una scienza esplosiva». Nei giorni scorsi, inoltre, aveva ripercorso la vicenda di Genova in incontri a Medesano e a Fontevivo.

L'intervista a «Focus» si è svolta nella sede dell'istituto in un'aula-museo, che custodisce una collezione di oggetti usati dagli esplosivisti dall'Ottocento ad oggi. Se un tempo era un lavoro per temerari che rischiavano la vita ad ogni intervento, al giorno d'oggi è materia per esperti di scienza, dotati di tecnologie all'avanguardia.

Dall'articolo del settimanale emergono tanti dettagli tecnici sulla demolizione del ponte Morandi. Parlano sia Coppe sia alcuni esperti che hanno condiviso con lui l'esperienza dell'abbattimento del ponte, che non aveva precedenti: Alberto Goio (studio Ipe Progetti di Torino) e Michele Risso (Siag). Prima della demolizione, spiegano, si effettua una simulazione con un software modificato ad hoc. Il computer crea un modello preciso della struttura e mostra cosa succede dopo la prima detonazione di esplosivi. Gli esperti sottolineano che il vero obiettivo non è polverizzare la struttura ma piazzare le cariche esplosive in modo da sfruttare al meglio la forza di gravità. È quindi possibile studiare gli accorgimenti tecnici per fare in modo che i detriti cadano esattamente nel punto desiderato. Tutto dev'essere il più possibile controllato e, di fatto, è vietato sbagliare. Anche perché se un edificio (o un ponte, appunto) non crolla bene, tutto può diventare più pericoloso di prima.

«Bisogna conoscere molto bene i materiali e i loro effetti, proprio per evitare imprevisti», dice Danilo Coppe a «Focus». E gli imprevisti sono sempre in agguato: un esplosivo che non si aziona, una miccia tranciata e così via. La soluzione? Lo spiega ancora Coppe: «Si ricorre a ridondanze. Si prevedono cioè due cariche, anziché una sola, oppure due detonatori». In quattro giorni di lavoro senza sosta sono stati praticati 900 fori nei piloni. È stato necessario usare anche un esplosivo di produzione ceca non facile da reperire. Oltre a prevedere 3mila litri d'acqua da spruzzare durante la demolizione, per evitare dispersioni di materiali nocivi nell'aria. Un'operazione colossale. È andata in porto ma il lavoro «dietro le quinte» è stato veramente impegnativo.

r.c.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

È una disciplina che non ammette errori. Tutto va calcolato letteralmente al millimetro e bisogna saper aggirare ogni imprevisto. È una scienza abbattere con gli esplosivi edifici o i ponti, come il Morandi a Genova. Nei piloni del ponte da tirare giù...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal