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PAGANINI

Applausi al Concerto di capodanno

02 gennaio 2020, 05:04

Applausi al Concerto di capodanno

ALESSANDRO RIGOLLI

Per celebrare l'inizio del nuovo anno – questo 2020 che siamo già abituati a menzionare come l'anno di Parma capitale italiana della cultura, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno – la Fondazione Toscanini ha voluto offrire, nella mattinata di ieri primo gennaio, un concerto di Capodanno che ha visto impegnato il direttore e violinista danese Nikolaj Szeps-Znaider alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini.

Il programma proposto ha disegnato, di fronte al pubblico dell'auditorium Paganini, un interessante viaggio in pieno Ottocento, a partire dal Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore op. 26 del tedesco Max Bruch, brano che ha coinvolto lo stesso Znaider nel ruolo di solista, impegnato a tratteggiare sul suo Guarnieri del Gesù gli eleganti disegni melodici che connotano questa pagina fin dal primo movimento, quel «Vorspiel» (Preludio) plasmato su un tempo di Allegro moderato che ha restituito con misura la cifra di questa composizione, confluita senza soluzione di continuità nel raffinato lirismo dell'Adagio centrale e ribadita dal brillante Finale. Apparso in prima esecuzione nel 1866 e pubblicato due anni più tardi, questo «Concerto» rimane oggi forse uno dei pochi lavori conosciuti di Bruch, compositore peraltro prolifico e relativamente longevo – è morto nel 1920 – consapevole di essere vissuto in un periodo storico particolarmente ricco di grandi artisti, come annota egli stesso con dolente consapevolezza in una intervista del 1907: «Di qui a cinquant'anni Brahms apparirà uno dei massimi compositori di tutti i tempi, mentre io sarò ricordato principalmente per aver scritto il Concerto per violino in sol minore». Se per Brahms, Bruch nutriva una sincera ammirazione, non minore era la considerazione rivolta dal compositore di Colonia all'opera di Felix Mendelssohn-Bartholdy, autore significativamente scelto per chiudere la prima parte di questo concerto con «Ein Sommernachtstraum» (Sogno di una notte di mezza estate) op. 61, pagina dalla coinvolgente eleganza orchestrale qui rievocata attraverso la scelta dei numeri centrali dell'opera quali l'Intermezzo, il Notturno e la celeberrima «Marcia nuziale», brano nei cui passaggi più interni e meno esposti Znaider ha saputo offrire spunti tra i più interessanti della sua lettura. Un dato, quello relativo all'attenzione del direttore danese agli equilibri strumentali e alle dinamiche timbriche, confermato anche dalla selezione di diverse pagine tratte dal celebre balletto di Pëtr Il'ič Čajkovskij «La Bella Addormentata» op. 66, che ha occupato la seconda parte del concerto. Qui, complice una compagine orchestrare che si è confermata compatta e reattiva, il fascino delle differenti atmosfere che Čajkovskij ha saputo cesellare nelle suggestioni narrative che si susseguono brano dopo brano, sono state restituite con espressiva fluidità, guidate dal gesto misurato ma eloquente dello stesso Znaider.

Come fuori programma, l'immancabile marcia di Radetzky ha chiuso questo concerto di buon auspicio per il nuovo anno, con il doveroso «battimani» a scandire l'inizio di questo 2020 e a confondersi con i calorosi applausi finali rivolti dal pubblico a direttore e orchestra.

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