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Tragedia

Base jumper morto, tragedia inspiegabile

04 gennaio 2020, 05:08

Base jumper morto, tragedia inspiegabile

ROBERTO LONGONI

Nessuna autopsia, nessun fascicolo aperto. Per la procura di Caltanissetta non ci sono zone d'ombra nella morte di Luca Barbieri. Così è stato espresso il nulla osta alla sepoltura del 25enne base jumper soragnese il cui corpo si trova dall'altro ieri nell'obitorio dell'ospedale Sant'Elia. Per i magistrati siciliani non ci sono responsabilità esterne nella tragedia. Si è trattato di un incidente. Una formula stringata, ma al tempo stesso tale da racchiudere diverse ipotesi, presunti errori o fatalità minimali ingigantiti dalla scarsa altezza dalla quale il provetto paracadutista si è tuffato. In lanci come questo, il rischio è inversamente proporzionale alla distanza dal suolo del trampolino di lancio. Sessanta metri di vuoto in caduta libera vengono attraversati all'incirca in un secondo e mezzo. Un niente che non concede possibilità di rimedio alla minima imperfezione.

Teatro della sciagura è stato il viadotto San Giuliano, uno dei troppi monumenti all'italico degrado. Il ponte collegava Caltanissetta alla bretella autostradale della Palermo-Catania fino al 2017, quando è stato chiuso al traffico per una manifesta instabilità strutturale. È da qui che Barbieri - un migliaio di lanci all'attivo, sempre più spettacolari, per i quali era uno degli «uomini scoiattolo» più ammirati a livello mondiale - si è lasciato cadere verso le 11 di giovedì, dopo aver camminato oltre le transenne che impediscono l'accesso ai veicoli. Che oltre al paracadute indossasse una tuta alare, vista la quota di lancio, sembra improbabile. Ad assisterlo c'era una giovane, forse la fidanzata, che avrebbe dovuto recuperarlo ai piedi delle campate. Ma stavolta nulla è andato come previsto. Il paracadute non si è aperto, e Barbieri si è schiantato sotto il ponte.

La ragazza ha subito dato l'allarme. La centrale operativa del 118 di Caltanisetta ha inviato l'elicottero e un'ambulanza, ma per il base jumper non c'era più nulla da fare. Oltre al dolore per la perdita di un giovane stimato e rispettato da tutti resterà una domanda: che cosa è andato storto? Al paracadute è mancato il sostegno dell'aria per una frazione di secondo di troppo? La vela era piegata in modo sbagliato? O il salto dal bordo del viadotto non è stato perfettamente in linea con le necessità dell'aerodinamica? Forse, non si saprà mai.

 

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