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La storia

Cuore, una ricerca di 13 anni fa potrebbe salvare una vita in Giappone

05 gennaio 2020, 05:06

Cuore, una ricerca di 13 anni fa potrebbe salvare una vita in Giappone

CHIARA CACCIANI

È un mantra che si è ripetuto spesso nella sua vita di medico: «I casi clinici se non li pubblichi restano sconosciuti. Se li pubblichi, invece, potrebbero essere utili a qualcuno». E Paolo Pattoneri, 45 anni, cardiologo, ne ha appena avuto una conferma inattesa ed emozionante.

 

È arrivata dal Giappone, all'interno di una mail in cui i colleghi dell'ospedale della Croce Rossa di Ise gli chiedevano di poter avere un suo lavoro di ricerca comparso 13 anni fa sull'International Journal of Cardiology. E' dedicato al caso di un suo paziente di 47 anni affetto da cardiomiopatia ipertrofica e lui stesso ammette che «è così vecchio che non me lo ricordavo quasi. Non ho mai pensato che dopo così tanti anni potesse venire ripescato...».

Senonché resta ancora l'unico esistente in letteratura e potrebbe contribuire a segnare il destino di una donna dall'altra parte del mondo.

«Si tratta di una patologia congenita e piuttosto rara che comporta un ispessimento delle pareti del cuore causando il decesso in giovane età per aritmie cardiache - spiega Pattoneri- . La si scopre spesso dopo la morte improvvisa di giovani sportivi: purtroppo viene scambiata frequentemente con il cosiddetto "cuore d'atleta". La diagnosi precoce è invece l'unico modo per salvare queste vite. In quel lavoro, in particolare, si studiava la reazione dei cuore in particolari condizioni e si suggeriva un certo atteggiamento terapeutico».

A farlo appassionare alla ricerca sono stati – ai tempi dell'Università a Parma - quelli che definisce i suoi due maestri: Alberico Borghetti ed Ettore Astorri. La scelta di prendersi cura del cuore, invece, la deve all'infanzia a Borgotaro e a un altro dottore: il medico di famiglia Gino Grossi, fratello dell'ex sindaco di Parma Lauro. «Era anche cardiologo – ricorda - e la specializzazione era scritta nella targhetta all'ingresso dell'ambulatorio. Da bambino tutte le volte che andavo là gli chiedevo cosa volesse dire quella parola e rimanevo affascinato dal suo racconto». «Il cuore è un organo magnifico – sorride - complesso nella sua funzione, ed è identificato comunemente come la sede dei sentimenti. Poterlo curare e legarlo anche ai sentimenti è un valore aggiunto».

Dalla specializzazione in poi, Pattoneri ha sempre continuato a fare ricerca: durante il dottorato a Tor Vergata ha vinto il premio della Società italiana di Cardiologia per la miglior tesi, grazie a diversi assegni di ricerca ha continuato a fare pubblicazioni e attualmente è ricercatore in campo cardiovascolare alla Chiesi Farmaceutici. «Noi medici vediamo tutti i giorni dei casi clinici e non sempre ci occupiamo di documentarli: è qualcosa di importante che si perde. Se il medico ha invece l'attenzione di considerare che il singolo caso può già essere anedottico, permette anche al paziente di trasformare la sua malattia in qualcosa di utile agli altrri. E da una cosa brutta può nascere qualcosa di bello».

In Giappone, ad esempio: la documentazione richiesta è stata subito inviata ed ora c'è la speranza che arrivino buone notizie.

Nel frattempo, una buona notizia è già arrivata sull'asse Bologna-Parma e riguarda il futuro di Pattoneri: dopo un anno e mezzo di assenza, dal 3 febbraio tornerà al suo «vecchio» lavoro alla Casa della Salute di San Secondo. A quell'ambulatorio di cardiologia del distretto Bassa Parmense dove era rimasto per 12 anni e dove i pazienti non si erano mai rassegnati alla sua partenza, organizzando una raccolta di firme che aveva ampiamente superato quota 3500.

 

«Sono molto contento di rientrare e di ritrovare i cittadini che mi hanno dimostrato sempre un grandissimo affetto – confida il medico, che per le sue doti professionali ed umane è stato insignito della Medaglia d'oro del Comune di San Secondo – E per questo ringrazio la direttrice generale dell'Ausl Elena Saccenti che, con il sostegno della Regione e in particolare dell'assessore Sergio Venturi, ha scelto di dare ascolto al sentire delle persone del territorio».

 

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