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Ciclismo

Pinazzi al lavoro per diventare un campione della pista

06 gennaio 2020, 05:02

Pinazzi al lavoro per diventare un campione della pista

ALBERTO DALLATANA

Da tredici anni, cioè dai tempi di Malori, un ciclista Juniores parmense non vinceva almeno cinque gare in un anno. È il bottino 2019 di Mattia Pinazzi, colornese di Sacca classe 2001, che nella Aspiratori Otelli di Brescia ha conquistato anche sei secondi posti e un terzo posto.

I paragoni con l’ex campione traversetolese però sono improponibili: Malori era un passista che, da Juniores, andava forte in salita, mentre Pinazzi è un velocista puro che brilla anche su pista, tanto da aver partecipato a Mondiali ed Europei dell’«anello» con la Nazionale.

Ora è pronto al passaggio fra gli Under 23 con Biesse Arvedi, formazione Continental lombarda nata l’anno scorso per accogliere pistard (i più noti sono Lamon e Plebani), in stretto rapporto con la Nazionale del ct Marco Villa, il quale crede fortemente nelle potenzialità di Pinazzi e lo ha indirizzato verso questo sodalizio.

In questi giorni sta partecipando con il compagno di squadra Diego Bosini alla 6 Giorni di Rotterdam per Under 23: «Ho lavorato tanto in queste feste per farmi trovare già in buone condizioni».

Si chiude un anno fantastico, che sensazioni lascia?

«Mi ha dato ulteriore fiducia. Indossare la maglia azzurra alla Roubaix, poi ad Europei e Mondiali su pista, è stata una gran soddisfazione. Certo, sei secondi posti non sono pochi, potevo vincere qualche gara in più, ma sarebbe cambiato poco».

Con il passaggio di categoria è come se si azzerasse tutto quanto fatto finora?

«Diciamo che il passato serve comunque a delineare le prospettive di un atleta, ma per il resto si mette un punto e si ricomincia da capo. Mi hanno detto che il salto di categoria si sente, vedremo…».

La pista avrà la precedenza rispetto alla strada?

«Ancora è presto per dirlo. La squadra fa fare doppia attività ai suoi corridori, sicuramente però con obiettivi ben delineati per quanto riguarda la pista».

Possibile conciliare le due discipline?

«Viviani, che per quelli della mia generazione è un modello, ha dimostrato che con una buona programmazione si possono ottenere grandi risultati sia su strada che su pista».

Com’è il tuo rapporto con il commissario tecnico Marco Villa?

«Lo considero un grande maestro. Non parla molto, ma dice le cose giuste al momento giusto. Ha saputo creare un gruppo affiatato che, a mio parere, è stato uno dei punti di forza della Nazionale negli ultimi anni, tornata ai vertici internazionali».

In quali specialità ti vedremo più spesso impegnato?

«In questo biennio ho lavorato molto su inseguimento a squadre e americana, credo continuerò così. Fra l’altro sono entrambe inserite nel programma olimpico (l’americana, o «madison», vi farà ritorno da Tokyo, dopo due edizioni nella quale era stata eliminata, ndr)».

Le Olimpiadi, magari già quelle di Parigi 2024, sono un sogno o qualcosa di più?

«Sono prima di tutto un sogno, poi spero diventino un obiettivo concreto. Se parlassimo di ciclismo su strada, sarebbe tutto estremamente aleatorio, mentre per quanto riguarda la pista c’è un percorso già più definito, che riguarda un numero già ristretto di atleti e io ne faccio parte. Devo lavorare tanto, perché ho ancora tutto da dimostrare. Però i sogni aiutano a crederci».

 

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ALBERTO DALLATANA Da tredici anni, cioè dai tempi di Malori, un ciclista Juniores parmense non vinceva almeno cinque gare in un anno. È il bottino 2019 di Mattia Pinazzi, colornese di Sacca classe 2001, che nella Aspiratori Otelli di Brescia ha...

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