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Reportage

Parma vista dai turisti, la città esplorata in inglese

07 gennaio 2020, 05:06

Parma vista dai turisti, la città esplorata in inglese

ROBERTO LONGONI

Parma 2020 non ha bisogno di traduzioni. L'anno sa di cabala, il nome è quello di una città-titolo di Stendhal (e protagonista mondiale della ribalta alimentare): mettili insieme e otterrai un marchio di successo. Internazionale. Successo da città necessariamente senza frontiere, che in questo caso significa soprattutto senza barriere linguistiche. E Parma lo è? Come se la cava con l'inglese?

Quasi tutti i viaggi oggi cominciano con un clic: quindi, con un clic si interroghi il sito ufficiale della capitale della cultura 2020. Non ha versione che strizzi l'occhio al villaggio globale. Nella lingua di Shakespeare si trovano solo locuzioni come «creative driven», «open call» e «temporary signs». Ammiccamenti, più che altro E il programma? Per ora non c'è. Né nell'uno né nell'altro idioma. Par condicio: sorpresa e surprise. Così come se a Parma per la prima volta sbarchi in treno. Ad accoglierti non c'è l'ombra di un segnale per il centro: è caccia al tesoro obbligata. O ti affidi a Google Maps o al vecchio metodo: «Scusi, mi può indicare...».

DA CHE PARTE SI COMINCIA?

La caccia al tesoro per Alexander Westphal e Lavinia Brera è una treasure hunt. Venuta da oltre confine, la coppia ha una difficoltà in più da superare: le domande, le pone in inglese. Lui per necessità (anche se un po' di italiano lo mastica): è tedesco e vive a Londra. Lei perché siamo stati noi a chiederglielo. È italiana, ma ha studiato in una scuola americana e vive a sua volta all'estero. Parla un inglese perfetto: dovrà esprimersi solo in questa lingua per qualche ora. È il tempo necessario per un esperimento su Parma capitale della cultura: quanto i suoi abitanti sono in grado di fare gli onori di casa al mondo?

Usciti dalla stazione, Alexander e Lavinia si ritrovano circondati da punti interrogativi. In quale angolo della città ci si trova? Dov'è il centro? Quali sono i primi monumenti da ammirare? A sinistra della piazza, una barriera di grattacieli respinge più che invogliare a procedere; più facile essere tentati dallo sventolio delle bandiere del ponte delle Nazioni sul lato opposto. Né dall'una né dall'altra parte, per il centro. «Straight on» esclama il titolare del Turtlén. Cordiale e sorridente, da dietro il banco punta il braccio davanti a sé, indicando via Verdi: chissà quante volte ha mostrato la via a turisti fai da te per forza di cose. Il menu bilingue appeso alle sue spalle già prometteva bene. E per i bus? «Under the station» fa lui. Il fuoco di fila di domande prosegue. Sfugge un «I don't say» al posto del dovuto «I don't know» (sarebbe come dire «non dico» anziché «non so») a proposito della linea da prendere, ma dal negozio si esce confortati, con la dritta giusta. Si strizzano gli occhi sui voltoni del Guazzatoio in fondo a via Verdi. Visti da qui sembrano la prima insegna del centro storico.

QUEL «BIT» CHE BASTA

E se si volesse girare in bici? Il «Do you speak english?» della coppia colpisce a bruciapelo l'addetta della Cicletteria di piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa. Lei scuote il capo, nega. No, è pronta a dare tutte le informazioni possibili, ma in italiano. Le bastano un paio di secondi, però, per recuperare il sorriso dell'accoglienza. I prezzi del noleggio all'ora riesce comunque a dirli. E poi anche a spiegare - maledetto il periodo di ferie - il perché delle chiusure extra dello sportello. «Vacanze di Natale, Christmas... Holiday, Holiday». Ma Alexander non molla e chiede del fantomatico programma di Parma 2020. Nemmeno in italiano sarebbe facile rispondere, figuriamoci in inglese. Sempre cordiale e cortese, l'addetta indica dietro di sé: «Ufficio del turismo». Sarebbe una crudeltà di troppo chiedere come arrivarci. La direzione è la stessa dei Voltoni del Guazzatoio. Nessun dubbio: è di lì che si deve andare.

Poco dopo, scoperto alla biglietteria della Pilotta che non ci sono audioguide in inglese (ma nemmeno in italiano) per la Galleria nazionale, che la Scapigliata di Leonardo è in tournée («Francia, Louvre» confessa la gentile signora alla biglietteria) e che in marzo-aprile ci sarà una «great mostra Farnese», la coppia riprende la caccia all'ufficio Iat. In piazza della Pace, Alexander e Lavinia avvicinano una giovane che per quanto padroneggi l'inglese non riesce a essere d'aiuto. «I'm a tourist» allarga le braccia. Ma chi l'indirizzo in questione lo conosce benissimo è a due passi: la coppia entra al Parma Point, il tour operator Incoming erede di Parma Turismi, accanto al Regio. «Is this the right office?» chiede Alexander, aggiungendo il «do you speak english?» di rito. Silvia e Francesca Tanzi sono prese in contropiede. «Meglio il francese» commentano, con un sorriso di scusa, per poi aggiungere: «Just a bit». Le tre persone dall'inglese fluente che lavorano in ufficio ora sono assenti.

Tuttavia, quel «bit», con l'aggiunta dell'omaggio di una cartina, aiuta a indicare finalmente l'agognato Iat. Ma è ancora tempo di soste. La prima è alla biglietteria del Regio, dove si ottengono risposte in inglese come alla Royal Opera House. La seconda tappa all'edicola della Piazza. Francesco Aulita sembra uscito da Oxford. Passa con agilità dal programma che non c'è ancora ai consigli sui ristoranti tipici. Il difficile viene quando ne deve indicare solo uno.

NON SI PARLA DEUTSCH

Ormai, l'ufficio turistico è fin troppo vicino: si allunga verso piazza Duomo. Coffee time. Al TCafè, come alla reception di Palazzo Dalla Rosa Prati, l'inglese è di casa. Tra i rari parmigiani sulla strada lo è meno la conoscenza della storia dell'arte. Un ragazzo non ha difficoltà a capire la domanda su dove si trovi la cupola del Correggio. Volta le spalle al duomo e con accento perfetto risponde che è alla Steccata. Ma steccata è l'informazione. «Già che ci siamo, entriamo qui» sorride indulgente Lavinia, puntando verso la cattedrale.

E finalmente si raggiunge lo Iat agognato. Per provare con il tedesco. «I miei parlano solo quello - dice a un'addetta, a sua volta gentilissima e dall'inglese senza incertezze -. Potranno avere informazioni?». Niente da fare, il tedesco non lo mastica nessuno. Ma Alexander esce comunque dal palazzo comunale con un mazzo di dépliant e una rassicurazione: «Faccia pure venire i suoi, in qualche modo ci capiremo». Comunque vada con la lingua, gentilezza e buona volontà non mancano, in effetti. Così come all'Enoteca Fontana. La sala è piena. «Ten minutes waiting» dice il primo cameriere. Ma il secondo, al momento dell'ordinazione, allarga le braccia ammettendo di non saperla proprio, la lingua d'Albione. Alexander, però, che cosa sia il fiocchetto vorrebbe comunque saperlo. Il menu monolingua non lo spiega. «Fiock? Is good». La sicura strizzata d'occhio del cameriere è senza frontiere e forse vale più di ogni spiegazione: non resta che provare.

Al Lino's Coffee, Alexander e Lavinia non fanno fatica a ordinare due caffè. Semmai, è una giovane coppia che confabula in russo alle loro spalle ad addentrarsi in un terreno complicato. Alla fine del lungo conciliabolo, la ragazza indica la specialità di uno dei riquadri luminosi sulla parete. «Con quale aroma?» chiede il barista. La cliente venuta dall'Est scuote il capo. Non capisce. «Arom?» incalza l'altro. «Vanil? Canell?» Lei sorride, forse si vergogna di non sapere l'inglese. «Surprise» esclama. È il bello della caccia al tesoro.

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ROBERTO LONGONI Parma 2020 non ha bisogno di traduzioni. L'anno sa di cabala, il nome è quello di una città-titolo di Stendhal (e protagonista mondiale della ribalta alimentare): mettili insieme e otterrai un marchio di successo. Internazionale....

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