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STAGIONE LIRICA

Vittoria Yeo: «Liù in Turandot? Emozione pura»

07 gennaio 2020, 05:02

Vittoria Yeo: «Liù in Turandot? Emozione pura»

ILARIA NOTARI

Nell'ultimo numero la rivista «L'opera» le ha dedicato nientemeno che la copertina. E' ormai indubbio che il nome di Vittoria Yeo sia uno dei più importanti sulla scena operistica internazionale. Una carriera, quella del soprano coreano, che ha avuto una potente accelerazione in pochi anni nei quali si è imposta all'attenzione di pubblico e critica per la sua bella voce lirica con accenti drammatici e la sua solida tecnica. Ora l'artista canta in tutto il mondo ma solo cinque anni fa, la ricordiamo in un concertino a Roccabianca. In quell'occasione, la sua insegnante Raina Kabaivanska, annunciò che la giovane avrebbe debuttato nell'«Ernani» a Salisburgo con il maestro Muti. A Parma la Yeo è rimasta impressa per la «Giovanna d'Arco» al Farnese e un concerto sempre nel Festival Verdi al fianco del tenore Gregory Kunde. Ora torna al Regio nei panni di Liù nella Turandot, che venerdì sera aprirà la stagione lirica, ruolo che ha cantato l'anno scorso a Verona in Arena.

Signora Yeo, Liù e Turandot sono due modelli di femminilità opposti. Ma non bisogna fermarsi all'apparenza. La schiava, pronta al suicidio per amore, non è così debole come possa sembrare...

«Sono due messaggi diversi di Puccini. Liù rappresenta l'amore puro, il sacrificio. Liù è un po' il motore della vicenda perché nello svolgimento molto dipende da cosa fa lei. Non la vedo come una donna debole. Alla fine non ha paura di nessuno, dice le cose che sentiva e che aveva sempre tenuto dentro di sé. Rivela tutto e poi decide di morire per aiutare il suo amore. Però lei decide. Non è una vittima, non subisce. E' come un personaggio di Verdi, tutte le donne sembrano vittime ma invece hanno una vera forza, quella emiliana e decidono».

Puccini, uomo passionale, esalta l'amore puro attraverso Liù. Perché Calaf ha intersse solo per Turandot e non per Liù?

«Questo dipende anche dalla visione del regista. In questa produzione Calaf non ama Turandot ma punta alla reggia, al potere non all'amore della principessa. Lui usa le due donne per ottenere ciò che vuole. Calaf ha un suo fascino e credo che Liù sia attratta da questo più che pensare che possa amarla veramente. Questo interesse poi cresce e come un'adolescente lei sogna e spera che possa diventare un amore corrisposto. Purtroppo Calaf non l'ha mai amata e mai l'amerà. Il risultato è che l'amore di Liù diventa ancor più puro perché non è fisico, è un amore platonico. Questo aspetto è molto interessante perché Puccini alla fine della sua vita nella quale ha avuto parecchie avventure amorose, dà valore all'amore puro».

Musicalmente Puccini le dà grande spazio e le riserva alcune tra le arie più belle…

«Tutta l'opera è molto ricca come orchestrazione però quando canta Liù, Puccini la lascia quasi nuda e l'orchestrazione diventa molto povera, sincera. Il compositore dà a Liù lo spazio per esprimere il suo messaggio. E' un ruolo difficile che necessita di tutti i colori. Sono contenta di aver aspettato a cantarlo perché con l'esperienza di oggi posso mettere le emozioni nella linea del canto che il ruolo richiede. Liù è emozione pura dall'inizio alla fine».

Parma quast'anno sarà Capitale italiana della cultura e tanti suoi connazionali la visiteranno. Come lei molti ragazzi con voci grandi, come qui ormai se ne sentono poche, la scelgono come meta per i propri studi. Cosa piace dell'Italia e di Parma a voi coreani?

«Tutto. Il cibo, la gente così solare e simpatica e la vostra cultura. Poi è la culla dell'opera e Parma è la terra di Verdi. Amiamo l'opera e alcuni coreani che hanno studiato in Italia, tornati in patria insegnano la tecnica italiana, quindi i giovani coreani sono preparati. Se uno vuole studiare canto non c'è luogo migliore che questo. Io ho studiato al Conservatorio Boito e vivo a Piacenza da quindici anni. Ho iniziato cantando il “Rigoletto” per Imparolopera. Sono orgogliosa di vivere in terra verdiana. Sono un prodotto parmigiano!».

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ILARIA NOTARI Nell'ultimo numero la rivista «L'opera» le ha dedicato nientemeno che la copertina. E' ormai indubbio che il nome di Vittoria Yeo sia uno dei più importanti sulla scena operistica internazionale. Una carriera, quella del soprano...

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