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Processo

Pesci si avvale della facoltà di non rispondere

09 gennaio 2020, 05:08

Pesci si avvale della facoltà di non rispondere

ROBERTO LONGONI

Scena muta. Solo la frase di rito, a ribadire quanto anticipato poco prima dai suoi avvocati. «Sì, grazie, mi vorrei avvalere della facoltà di non rispondere». Detto questo, Federico Pesci torna a sedersi accanto ai propri difensori, Fabio Anselmo e Mario L'Insalata, mentre nell'aula collegiale si diffonde un senso di straniamento. Doveva essere il giorno dell'imputato, del racconto della sua verità davanti al collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino, al pm Andrea Bianchi e alle parti civili (oltre alla presunta vittima, si sono costituiti il Centro antiviolenza e il Comune di Parma) sulla notte tra il 18 e il 19 luglio 2018. La notte nell'attico, quella in cui secondo le accuse un rapporto sessuale a pagamento sarebbe degenerato in una violenza sessuale di gruppo.

Per quella notte il pusher nigeriano Wilson Ndu Aniyem, entrato in scena in un secondo momento con dosi di cocaina, è già stato condannato a 5 anni e 8 mesi in rito abbreviato (in attesa dell'appello delle prossime settimane); Pesci, invece, ha scelto di andare a dibattimento. Perché questo silenzio da chi da un anno e mezzo - da quando è stato arrestato - sembrava desiderare più di ogni altra cosa dire finalmente la sua? «Avrei voluto poter rispondere su ogni intercettazione sia mia che di tutti gli altri coinvolti in questa vicenda» commenterà lui a udienza conclusa. A questo punto, potrà solo rilasciare dichiarazioni spontanee.

Le intercettazioni. Anche a fine novembre, quando erano sfilati davanti al collegio i testimoni dell'accusa, la difesa aveva lasciato intendere di essere pronta a confutare alcune deposizioni facendo leva proprio sul contenuto delle intercettazioni telefoniche. Ma anch'esse hanno taciuto ieri. Giuseppe Capezzera, l'esperto bolognese nominato dal Tribunale per la loro trascrizione, ha chiesto e ottenuto una proroga di 60 giorni per depositare il proprio lavoro. Terminata la trascrizione delle intercettazioni chieste dal pm, gli mancano quelle della difesa. E si parla di una mole enorme, con telefonate lunghissime, quasi una colonna sonora della quotidianità della ragazza e delle persone della sua cerchia.

Pesci non ha parlato, mentre la sua difesa ha scritto. Anselmo e L'Insalata, infatti, hanno depositato una memoria in Tribunale nei giorni scorsi, come ha fatto sapere il giudice Mastroberardino. Il contenuto del documento non è stato rivelato dai suoi estensori. È stata la giornata del silenzio anche per un qui pro quo: oltre all'imputato, doveva deporre un primo testimone della difesa. Ma a causa di un fraintendimento a chiusura dell'udienza del 20 novembre non c'è stata nessuna convocazione da parte dai legali di Pesci. Mentre l'accusa ha rinunciato all'audizione dell'ispettore della Mobile ultimo tra i propri testi.

Così, a Mastroberardino non è rimasto che fare i conti con il calendario per le prossime tappe del processo. Inoltre, il presidente del collegio ha autorizzato l'imputato (nessuna opposizione da pm e parti civili) a raggiungere lo studio odontoiatrico per una terapia. Una ventina di minuti. Tanto è durata l'udienza. Poi, Pesci ha ripreso la strada per Surf in Paradise, il negozio d'abbigliamento nel quale gli è consentito lavorare. «Sono ai domiciliari da venti mesi» dice lui. Il tempo gli deve sembrare un'eternità. Esagera di quattro mesi: le manette ai suoi polsi scattarono a fine agosto 2018. Venti mesi fa il buio di quella notte doveva ancora calare.

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