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Urzano

Rosi: «Fotografata la nebulosa M1»

10 gennaio 2020, 05:08

Rosi: «Fotografata la nebulosa M1»

MARA VAROLI

Le feste sono ormai un ricordo. Ma tra addobbi e regali, torna spesso alla mente il cielo della settimana di Natale e Capodanno. Un cielo sereno, vivo, luminoso e talmente «vicino» da essere toccato: in una parola, «pulito» come direbbero i nostri vecchi. Un cielo magico, pieno di stelle, tant'è che in tanti si sono soffermati per ammirare le costellazioni e la via Lattea. E tra le meraviglie che ornavano il blu infinito, una in particolare è apparsa più affascinante delle altre. Soprattutto per chi ha «in casa» gli strumenti giusti per poterne addirittura conservare un ritratto.

Franco Rosi e Antonio Cocconcelli dell'associazione «Astronomia Viva» di Parma, infatti, non se la sono fatta sfuggire e vista la professionalità più che decennale, oltre che alla sconfinata passione, sono riusciti a fotografare dall'Osservatorio astronomico di Urzano di Neviano Arduini la «Nebulosa M1»: «L’immagine che proponiamo ai lettori è stata scattata nell’ultima settimana del 2019 dall’Osservatorio astronomico di Urzano, che, con l’associazione «Astronomia Viva» di Parma e la rete R.O.A.D., è attivo dal 2009 nel territorio per la divulgazione e la ricerca scientifica sulle scienze astronomiche - ha spiegato Franco Rosi -. La nebulosa Granchio, qui presentata, è l’esempio più conosciuto di quello che rimane dopo l’esplosione di una supernova». E cioè di una stella che alla fine del ciclo vitale esplode in maniera catastrofica liberando gli elementi che la compongono, con un’energia tale da diventare più brillante, in genere per qualche giorno, dell’intera galassia di appartenenza. «All'interno della Nebulosa M1, è probabilmente rimasta, una stella di neutroni (pulsar): un "cuore pulsante" che alimenta l’intenso campo magnetico e le radiazioni che illuminano la nebulosa (fonte Journal Astrophysical) - ha proseguito Rosi -. Si trova nella costellazione del Toro, sopra la costellazione di Orione ed è un oggetto celeste decisamente "recente". Scoperto nel 1731, la cui formazione risale con buona approssimazione all’estate del 1054 d.c. quando gli astronomi cinesi videro apparire nel cielo una nuova stella sei volte più luminosa di Venere che, in questo periodo dell’anno, potete ammirare a Sud-Ovest dopo il tramonto. M1 divenne così brillante che si poté vedere durante il giorno per diversi mesi». Un racconto affascinante che grazie all'associazione «Astronomia Viva» arriva ai nostri giorni. E di foto in questi anni il gruppo ne ha scattate diverse, tra comete, Orsa minore, Orsa maggiore e la Luna, con la sua dolce pancia. Ma qual è la carta d'identità della «Nebulosa M1» che il cielo del dicembre ci ha regalato? «La distanza dalla Terra della Nebulosa M1 è di 6530 anni luce - ha ricordato Franco Rosi - con un raggio di 5,5 anni luce (un anno luce equivale a 9461 miliardi di chilometri). La galassia di appartenenza è la via Lattea». E qual è questo strumento che l'associazione ha in dotazione nell'Osservatorio di Urzano? «Si tratta - ha concluso - di un telescopio Celestron C14, diametro 356 millimetri focale 3910 millimetri ridotta a f/9, camera ripresa ccd Sbig ST8 XME, con cui sono state fatte 10 pose in luminanza da 800 secondi, 2 pose da 800 secondi nel rosso, blu e giallo per la tricromia, flat, bias e dark sui file grezzi, elaborazione con Maxim dl e Photoshop». E se qualcuno vuole saperne di più: francorosi0306@gmail.com

 

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