Sei in Gweb+

LUTTO

Monchio, addio all'artigiano Raffaello Gandolfi

11 gennaio 2020, 05:05

Monchio, addio all'artigiano Raffaello Gandolfi

LORENZO SARTORIO

MONCHIO - Si chiamava come il divin Raffael da Urbino. Lui, però, non dipingeva, ma era ugualmente un artista. Un artista di quell’arte povera che partorisce oggetti d’uso comune ricavati dal legno, utilissimi per ogni massaia. E tutti realizzati rigorosamente a mano.

Raffaello Gandolfi, popolare personaggio molto noto e stimato in Val Cedra è deceduto nei giorni scorsi all’età di 74 anni. Parmigiano, di famiglia originaria di Alberi di Vigatto, in gioventù autotrasportatore, persona dotata, fin dalla nascita, di una naturale vis artistica ereditata dal padre, Raffaello, era l’amico provvidenziale e fedele di tante «rezdore».

Cesellatore e stilista degli stampini per gli anolini realizzati in legno di faggio, noce o maggiociondolo, era forse uno dei pochi artigiani rimasti, se non l’unico, che nel suo laboratorio di Monchio delle Corti si dilettava ancora a creare con il legno giusto, non solo stampini per anolini, ma anche grattugie per grattugiare il formaggio « razóri», «moschere» per difendere formaggi e i salumi dalle scorribande dai ratti, mortai, taglieri, stampi per spongate con tanto di fregi beneauguranti come la margherita ed il sole celtico.

Ed ancora: porta-sale e porta - fiammiferi da appendere in cucina come usavano fare le nostre nonne le quali, accanto al camino, avevano sempre a portata di mano porta- sale e porta - fiammiferi. Gandolfi realizzava i suoi capolavori in legno di abete o di ulivo. Comunque, per trovare l’ispirazione giusta, si rifugiava nel suo laboratorio ricavato in una vecchia stalla e lì, tra la quiete delle amiche cime dell’alta Val Cedra, componeva le sue opere che poi presentava come in una sfilata di moda alle varie massaie nei mercatini di Parma e provincia. Carattere pacioso, simpatico, tipicamente parmigiano, battuta sempre pronta ed arguta, appetito che non gli mancava anche perché, nei meandri del suo banchetto, conservava sempre preziose «munizioni da bocca» come l’immancabile salame, un arrosto e una bottiglia di bianco o rosso, Raffaello, era pure un bravissimo cuoco molto esperto nel cucinare la selvaggina com’era pure un provetto pescatore.

Amava tantissimo quella che era ormai divenuta la «sua» Val Cedra dove risiedeva, da ornai 20 anni, con la moglie Luisa. Era legatissimo alle figlie Cecilia e Marina come pure adorava i nipoti : Benedetta, Simone, Emanuele e Michele.

Raffaello, un uomo buono, un artista umile ed estroso, un parmigiano del sasso stregato da quella montagna che amava tantissimo.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LORENZO SARTORIO MONCHIO - Si chiamava come il divin Raffael da Urbino. Lui, però, non dipingeva, ma era ugualmente un artista. Un artista di quell’arte povera che partorisce oggetti d’uso comune ricavati dal legno, utilissimi per ogni massaia. E...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal