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Il Presidente all'opera: «Uno spettacolo di altissimo livello»

13 gennaio 2020, 05:04

Il Presidente all'opera: «Uno spettacolo di altissimo livello»

MARA PEDRABISSI

Il presidente è un appassionato d’opera e il tempio dell’opera è appassionato del presidente. Un incontro perfetto: «Uno spettacolo di altissimo livello che conclude degnamente questa giornata di celebrazioni», il commento che Mattarella regala, a fine serata, alla “Gazzetta”.

Lunghissimi minuti di applausi accolgono il capo dello Stato alle 20,32, all’affacciarsi dal palco reale, al Teatro Regio, incoronato da una ghirlanda floreale di delicate rose gialle, non un colore a caso, per la recita di «Turandot».

Il teatro è affollato, platea, palchi e tanti lassù, in loggione: i rappresentanti dell’imprenditoria, della cultura, delle istituzioni. E i melomani, certo. L’applauso è un suono che parla, che pare dire «grazie, Presidente, per portare il fardello di questa patria sì bella e perduta». Mattarella capisce, sorride, al suo fianco la figlia Laura in un abito da cerimonia, un tubino sobrio illuminato dalla grazia di una bella spilla. Nel palco accanto, il 17 di seconda, collegato al Reale, c’è anche il figlio Bernardo. Tanto affetto, il presidente ricambia con gli occhi, la mimica e forse si imbarazza un poco: per tre volte fa cenno con le mani, come a intendere: «bene, grazie, ma mettetevi comodi». Il pubblico si zittisce sì, ma resta in piedi mentre il maestro Valerio Galli sul podio della Filarmonica Bruno Bartoletti attacca l’inno di Mameli, e il Regio se lo canta, qualcuno porta la mano al petto. Ancora un applauso, caloroso, e poi tocca a «Turandot».

Una serata che è più di una prima, perché c’è il presidente, perché è il momento finale dell’inaugurazione di Parma Capitale italiana della cultura. Perché ci sono momenti che sono epici e basta.

Il Regio sembra uguale a sempre, in realtà è tutto diverso. C’è un protocollo da seguire, ci sono misure straordinarie di accoglienza e sicurezza. Durante la giornata parmigiana del capo dello Stato sono stati impegnati un centinaio di uomini delle forze dell’ordine, tra poliziotti e carabinieri, da Parma e dalla scorta di Roma, inclusi i corazzieri (che per passare nei meandri del teatro devono levare l’elmo...). La recita dell’opera di Puccini posticipata di mezz’ora per consentire le operazioni necessarie («bonificato» anche rispetto al pomeriggio il palco che fu di Maria Luigia).

Personale del Regio al gran completo: anche chi di solito sta negli uffici, precettato in foyer: alle 20 scatta il tutti in sala. A fare gli onori di casa, accogliendo per la seconda volta il presidente, dopo la cerimonia del pomeriggio, è il direttore del teatro Anna Maria Meo, accompagnata dal direttore musicale del Festival Verdi, Roberto Abbado. «Felice e onorata di conoscerla e averla qui, signor Presidente», il benvenuto di Meo. «Felice io di essere qui e conoscere lei che dirige questa importante e prestigiosa istituzione», la risposta di Mattarella. Formula gli auguri per quest’anno speciale che verrà. La recita fila via liscia senza intoppi. Alla fine ovazione per il presidente dentro e fuori dal teatro.

«Ha un’attenzione fine per le persone - riflette Abbado - Una speciale disposizione che gli torna nell’affetto che gli italiani hanno per lui». «Per Mattarella questo e altro», commenta orgoglioso il maestro Galli, 40 anni da compiere e accento viareggino, che per due volte in uno stesso giorno si è trovato a dirigere l’inno di Mameli per il presidente, e con due diverse orchestre: nel pomeriggio con la Filarmonica Toscanini e la sera con la Filarmonica Bartoletti. Cose che capitano nell’anno di Parma Capitale della cultura.

 

 

 

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