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VAL DI FIEMME

Morte di Cova, un attacco degli sci regolato male?

13 gennaio 2020, 05:07

Morte di Cova, un attacco degli sci regolato male?

GEORGIA AZZALI

Uno sci che si stacca. E in pochi secondi il panico, perché la discesa diventa una corsa senza freni. Potrebbe essere stato tradito da un attacco regolato male, Massimiliano Cova, mentre stava scendendo sulla «nera» dell'Agnello a Pampeago, in Val di Fiemme. Lo sci che si scolla, la velocità che aumenta all'impazzata - forse per il cambio di pendenza del muro finale della pista - e poi l'impatto violentissimo sulla neve. E il corpo che rotola per decine di metri sul tracciato.

Solo un'ipotesi, per ora. Ma allo stesso tempo, dopo il sopralluogo degli uomini del soccorso piste e dei poliziotti sciatori, è stato escluso il primo scenario che era stato abbozzato: sabato mattina Massimiliano non è finito contro un cannone sparaneve né contro protezioni o piante a lato della pista. Il trauma gravissimo che l'ha ucciso non sarebbe compatibile con quel tipo di impatti.

Dubbi da chiarire. Che forse richiederanno ancora giorni per essere dissipati. La procura di Trento, tuttavia, ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato. Nessun indagato, dunque. La salma di Massimiliano, che è stata portata nella camera mortuaria dell'ospedale di Fiemme di Cavalese, potrebbe rientrare a Parma già nella giornata di oggi.

Massimiliano non era solo sulle piste. Ma era sceso poco prima della fidanzata e degli altri amici che erano con lui: così nessuno l'ha visto perdere il controllo degli sci e poi precipitare per una settantina di metri. E l'intervento dell'elisoccorso è stato vano.

È morto sulle nevi che amava e che conosceva da tempo. In quella valle, dove la famiglia aveva una casa, Massimiliano - 39 anni - aveva trascorso tanti periodi di vacanza.

Da una parte gli scavi archeologici, quelli che da anni erano diventati anche un lavoro: Massimiliano era operaio specializzato e socio della cooperativa reggiana Archeosistemi. Ma nella sua vita lo sport ha sempre avuto un posto privilegiato: sapeva sciare bene, ma amava anche correre, fare regate in barca vela con gli amici, andare in moto e sudare sui circuiti di crossfit.

Uno sportivo vero: pronto a nuove sfide e generoso. Con un'altra passione vera che gli riempiva la vita: la musica. Era stato tra i fondatori sulle rive del Po del Positive River Festival, la kermesse dall'anima reggae. Ma gli amici l'avevano visto felice anche poco prima di Natale, ascoltando le note di classe dei Jethro Tull nella chiesa di San Vitale.

 

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