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La storia

Dalla Serbia a Zibello: giovane afghano nascosto tra il mais di un camion

16 gennaio 2020, 05:04

Dalla Serbia a Zibello: giovane afghano nascosto tra il mais di un camion

PAOLO PANNI

POLESINE ZIBELLO - Un vero e proprio viaggio della disperazione, durato giorni e giorni e terminato nella terra del culatello.

E’ quello compiuto da un giovane afgano che, sulla sua strada, ha incontrato la generosità dei carabinieri e di un imprenditore della Bassa.

Tutto si è verificato nel tardo pomeriggio di martedì quando, alla Censi Cereali srl di Zibello è arrivato un camion carico di mais biologico proveniente dalla Serbia. Solo al suo arrivo, avvertito da un collega e dal personale dell’azienda, l’autista si è accorto della presenza di un taglio nella parte superiore del telone.

A quel punto è scattato l’allarme e sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Polesine Zibello, coadiuvati dai loro colleghi di Roccabianca e San Secondo. Fin dal primissimo controllo all’interno del rimorchio, i militari e Paolo Ghelfi (titolare della Censi Cereali) si sono trovati di fronte la disperazione: quella di un giovane, risultato essere di origini afgane, infreddolito e spaventato. Lo hanno quindi soccorso, tranquillizzato ed accompagnato negli uffici della vicina stazione carabinieri di Polesine Zibello.

Il giovane, poco più che maggiorenne, partito dall’Afghanistan, dopo mille peripezie, giunto in Serbia, aiutato presumibilmente dal padre, qualche giorno fa è riuscito a calarsi all’interno del rimorchio ed ha viaggiato in mezzo al mais, sopportando il freddo invernale, la fame e la sete (con lui aveva solo pochissimi viveri). Con grande attenzione e sensibilità, i carabinieri in caserma gli hanno permesso di riscaldarsi e di rifocillarsi. E’ stato quindi chiesto e ottenuto l’intervento di personale sanitario, inviato dal 118.

Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Vaio di Fidenza dove ha ricevuto le cure del caso. E’ emerso che, fortunatamente, era soltanto stanco e infreddolito, ma in buona salute e così nelle ore successive è stato dimesso. Ieri mattina è stato quindi accompagnato all’ufficio immigrazione della Questura di Parma dove ha avviato le pratiche per la richiesta di asilo politico.

«Oggi – ha scritto Paolo Ghelfi in un post su Facebook – credo di aver visto la totale disperazione di una persona» ed ha elogiato i carabinieri per la «infinita dolcezza e serietà» con cui si sono presi cura del ragazzo. «Spero che da oggi per lui possa cominciare una vita migliore».

 

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