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La svolta di Illa: intervista al nuovo ad Pierpaolo Marziali

16 gennaio 2020, 05:06

La svolta di Illa: intervista al nuovo ad Pierpaolo Marziali

PATRIZIA GINEPRI

Il 2020 è un anno di svolta per Illa, al centro di una serie di cambiamenti che la proiettano verso nuovi e sfidanti obiettivi. Nel novembre scorso, la società che produce pentole e padelle antiaderenti in alluminio, quotata all'Aim Italia, ha varato un corposo piano industriale (2020- 2023), che prevede la crescita del business grazie al riposizionamento del brand, la ristrutturazione finanziaria e il recupero della marginalità attraverso l'efficientamento produttivo e organizzativo. Un piano che mette in campo anche investimenti importanti. Ne parliamo con l'amministratore delegato Pierpaolo Marziali, al timone della «nuova» Illa.

Causa ed effetto, perché la società sta cambiando pelle?

In effetti, c'è una ragione concreta. Nel maggio scorso il colosso Ikea, cliente di riferimento dal 1976 ha comunicato la decisione di voler trasferire in Cina la produzione di pentolame antiaderente realizzata in Italia. Questo ha significato per Illa la perdita di oltre la metà del fatturato. Per capirci nel 2020 il fatturato derivante dalla multinazionale svedese si ridurrà al 15% del totale.

Un impatto forte...

Infatti. Il cliente principale, che impegnava la maggior parte della produzione non c'è più. Ecco perché si è reso necessario un cambiamento gestionale a 360 gradi, una svolta completa che sta già dando risultati significativi.

Da dove siete partiti?

Abbiamo costruito un piano industriale articolato, che è stato comunicato circa due mesi fa alla comunità finanziaria. Il 2019 è stato archiviato con 28 milioni di fatturato di cui oltre 14 milioni da Ikea, mentre il 2020 si è aperto con la prospettiva di un forte calo del volume d'affari, con la quota Ikea in discesa a 5-6 milioni. Così, con l'impegno di tutta la squadra esistente e anche attraverso il potenziamento della rete commerciale, Illa è riuscita a recuperare il fatturato venuto meno. In termini di ordini, infatti, la prospettiva è quella di realizzare lo stesso business del 2019.

Come è strutturata la «nuova» Illa?

Innanzitutto, c'è un nuovo assetto organizzativo aziendale. A cominciare dal rifacimento completo di due linee produttive in un'ottica di efficientamento, un'operazione che ha comportato investimenti importanti, necessari per ridurre i costi. A livello commerciale, ci stiamo muovendo anche nell'ambito della grande distribuzione prevedendo ulteriori figure a supporto della rete. E sul fronte della ricerca e sviluppo stiamo lavorando al lancio di nuovi prodotti per il prossimo anno e in generale, con l'obiettivo di ricostruire il portafoglio prodotti del futuro che rafforzerà il marchio.

Nel piano rientra anche la fusione per incorporazione della controllata Nuova Illafor?

Sì, anche quella è un'operazione voluta per razionalizzare. Avere due entità giuridiche separate all'interno dell'azienda non facilitava l'aspetto industriale e di riduzione dei costi, sia a livello contabile che di governance.

Illa punta ai mercati esteri, quali in particolare?

Siamo presenti in Europa dove vogliamo espanderci ulteriormente, inoltre, stiamo aprendo nuovi canali nei Paesi dell'ex Unione Sovietica e ci stiamo muovendo, con buone prospettive, anche in Magreb e negli Emirati Arabi. Non solo. Pensiamo anche a nuovi sbocchi in Asia e in Nord America.

Insomma, è in atto un cambiamento a 360 gradi...

E' una vera rivoluzione gestionale, dovevamo cambiare radicalmente e stiamo mettendo in atto questo processo, grazie anche al sostegno finanziario degli istituti bancari che stanno rinnovando la fiducia nell'azienda. Non solo. Anche il Cda mi sta supportando in questa fase di attuazione del piano, ma resta fondamentale il contributo dell'intera squadra che opera in azienda, un centinaio di dipendenti e oltre 40 interinali. Il cambiamento inizia dalle persone, dalla loro valorizzazione, pur inserendo qualche rinforzo strategico.

Come si tradurrà tutto questo nel 2020?

Il canale estero avrà un forte sviluppo perché raddoppierà arrivando al 30% del nostro fatturato, mentre il business che ci permette di tornare ai livelli di fatturato precedenti è spinto da un nuovo cliente italiano, con un prodotto destinato alla gdo. È una buona notizia aver “mosso” il mercato interno.

 

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