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LE CARTE

«Piccole Figlie», il gip: «Reati fondati, l'Ausl è stata truffata»

18 gennaio 2020, 05:05

«Piccole Figlie», il gip: «Reati fondati, l'Ausl è stata truffata»

GEORGIA AZZALI

Un numero accanto a un intervento, e tutto cambia. Fino a far raddoppiare i rimborsi ricevuti dal Servizio sanitario nazionale. È quanto sarebbe accaduto - secondo la procura - tra il 2013 e il 2017 all'ospedale privato accreditato «Piccole Figlie». Sono 422 gli atti in cui sarebbe stato messo nero su bianco un codice di Drg (ossia il numero che identifica le varie prestazioni e ha un determinato valore economico) non corrispondente all'intervento realmente effettuato. Il codice fasullo avrebbe così fatto incassare alla struttura un rimborso anche oltre il doppio rispetto a quello dovuto. Non dovuto, e quindi da restituire, secondo gli inquirenti. Tanto che il gip Sara Micucci, su richiesta del pm Paola Dal Monte, ha dato il via al sequestro preventivo di 1.188.939 euro all'Hospital Piccole Figlie. Sono stati i carabinieri del Nas di Parma, ieri mattina, a «congelare» i conti bancari della struttura.

Un accertamento fatto in collaborazione con il Nucleo aziendale di controllo dell'Ausl: è stato infatti il personale dell'azienda sanitaria a spulciare le centinaia di cartelle cliniche e le schede di dimissioni, dopo che erano state acquisite dai carabinieri. Nel mirino gli interventi all'articolazione del ginocchio per la riparazione o la sostituzione dei legamenti: operazioni che - secondo gli inquirenti - erano state falsamente classificate nelle schede di dimissioni ospedaliere con codici d'intervento relativi a interventi all'anca e al femore. Che non sarebbero mai state effettuate. Ma che avrebbero fatto entrare molti più soldi nelle casse della clinica. «In particolare - sottolinea la procura - a fronte di un rimborso previsto per gli interventi effettivamente eseguiti in una misura oscillante tra 1746,26 euro e 2481,48 euro veniva richiesto un rimborso in una misura oscillante tra 4442,05 e 5489,19 euro».

IL RUOLO DEGLI INDAGATI

Il direttore sanitario e un medico della struttura sono indagati per truffa aggravata e falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale. Ognuno con un ruolo specifico: perché il medico del reparto è responsabile della codifica dell'intervento, mentre al direttore sanitario spetta la verifica della scheda di dimissione del paziente e del codice attribuito. Indagato anche l'Hospital Piccole Figlie, che nel 2018 è passato dalla società Hpf a Parma HealthCare: la struttura è accusata di aver violato la legge 231, la norma sulla responsabilità amministrativa degli enti. «Siamo sorpresi dal provvedimento - fa sapere la direzione aziendale in una nota -. La contestazione riguarda fatti accaduti antecedentemente al cambio di proprietà e al conseguente insediamento dell'attuale Consiglio di amministrazione avvenuti nell'aprile 2018. Siamo naturalmente a totale disposizione delle Autorità, assicurando la nostra piena collaborazione».

IL GIP: «AUSL TRUFFATA»

Ma agli atti non c'è solo la relazione del personale del Nucleo aziendale di controllo dell'Ausl sulle cartelle cliniche e sulle schede di dimissioni: è stata acquisita anche la valutazione dei medici Luca Giuseppe Merlino e Daniela Nicolosi, i due specialisti nominati dalla procura. Una consulenza «nella quale si evidenzia che nel 100% dei casi in esame - scrive il gip nel decreto di sequestro - è stata necessaria la ridefinizione del valore economico riferito agli interventi chirurgici».

Insomma, in tutta la documentazione esaminata i codici sarebbero riferibili a interventi mai effettuati. E - secondo il giudice - non ci sarebbero dubbi sui reati: «L'attribuzione di Drg con dati non rispondenti al reale integra certamente le ipotesi di falso in atto pubblico e, al contempo, le modalità truffaldine utilizzate per indurre in errore l'Azienda Usl di Parma. Così facendo Hospital Piccole Figlie ha conseguito indebitamente rimborsi maggiori rispetto a quelli dovuti per la tipologia degli interventi esaminati ottenendo l'ingiusto profitto di euro 1.188.939, 14 euro».

Ma l'indagine non è conclusa. E le verifiche proseguono. Anche se la prima mossa della struttura (o degli stessi indagati) potrebbe essere quella di chiedere al Riesame il dissequestro dei soldi.

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