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Ricordo

Morto Tommaso Piccinini, imprenditore e pilastro del Gia

18 gennaio 2020, 05:03

Morto Tommaso Piccinini, imprenditore e pilastro del Gia

MONICA TIEZZI

È morto all'alba di ieri, nella sua casa di via Emilio Lepido, Tommaso Piccinini, titolare dell'omonima e storica azienda di trasporti, vicepresidente del Gruppo Imprese Artigiane (Gia) dal 1990 al 2002, presidente della Consulta dei trasporti all'interno dell'associazione e tra i soci fondatori della Confartigianato trasporti nazionale. Piccinini, 86 anni, da tempo aveva problemi di salute. La sua morte è comunque arrivata in modo inaspettato per i familiari: la moglie Adriana Bigi e i figli Barbara, Antonio e Laura.

Piccinini aveva ereditato l'attività di trasporti dai bisnonni, che avevano iniziato l'impresa con cavalli e calessi: trasportavano ciottoli e poi ghiaia, per uso edilizio, dai greti dello Stirone e della Parma. Nel 1929 l'acquisto del primo camion, nel 1935 il trasferimento ad Asmara, durante l'avventura coloniale. Per l'Italia finisce male la guerra, e le cose vanno male anche all'impresa: «I nonni e papà rientrarono in Italia solo con gli abiti che avevano indosso. I camion li dovettero lasciare agli inglesi», ricorda Antonio Piccinini.

Con un solo automezzo salvato (perché smontato e trasportato di nascosto), da imprenditori di razza, i Piccinini ripartono da Fidenza e si rialzano.

Negli anni Cinquanta Tommaso entra in azienda, allora guidata dal padre Ettore, come autista. Un'esperienza, quella dell'autotrasportatore, «che gli insegnò la fatica del lavoro e il rispetto per chi lo svolgeva. Non si stancava di ripetercelo» dice commossa la figlia Barbara.

Negli anni Sessanta Tommaso capisce che il futuro, in un mercato in crescita e sempre più diversificato, è nella specializzazione. La Piccinini, oltre alle commesse per Barilla, comincia quindi a concentrarsi nel settore chimico e lavora, fra gli altri, per Montedison, impegnandosi anche nella progettazione di cisterne per trasportare soprattutto plastica sfusa, settore in cui oggi la Piccinini è fra i leader italiani. Intanto da via XXIV Maggio l'azienda trasloca prima all'ex Salamini e poi, nel 2014, all'interporto: una sede di 26mila metri quadrati in una collocazione strategica.

Oggi la Piccinini ha un centinaio fra trattori e semirimorchi e 39 dipendenti. Nell'azienda sono entrati il figlio Antonio, che si occupa della programmazione traffico, e la figlia Barbara, responsabile dell'area amministrativa. L'altra figlia Laura è invece maestra d'asilo.

«”Il futuro siete voi. Ma se non vi piace questo lavoro e avete altri interessi, ditemelo. Venderemo”, ci disse mio padre quando siamo diventati adulti - ricorda Antonio - Ma non ho mai pensato di fare altro. Questa impresa ce l'ho nel sangue».

E l'azienda nel sangue ce l'aveva anche Tommaso, al punto che spesso diceva di avere «quattro figli». E il quarto era la ditta. Un'impresa che aveva reso grande anche grazie al supporto costante della moglie Adriana.

«Papà non aveva hobby. Anche il sabato e la domenica faceva sempre un salto in azienda», dice ancora Antonio. «Fino a 15 giorni fa al mattino era in ufficio, poi scendeva in officina. Voleva il programma dei camion, osservava con discrezione. Con un'occhiata vedeva un problema, individuava la soluzione e dava suggerimenti», dice Barbara.

Il suo insegnamento di imprenditore? «Rispetto per le persone e correttezza. Lavorare con serietà facendo piccoli passi, senza smanie di grandezza - dice Barbara - Papà era un ottimista, anche in tempi di crisi. “Ci sono alti e bassi, ma supereremo anche questa”, diceva di fronte alle difficoltà. Era un innovatore, curioso e lungimirante».

Così come credeva nella possibilità di fare impresa portando vantaggi anche alla collettività, Piccinini credeva nell'associazionismo. «Credere nell'associazionismo vuol dire credere nel rispetto dell'umanità», amava ripetere. Era Cavaliere del lavoro, ma non amava esibirlo. «Era molto più orgoglioso del titolo di maestro del lavoro. Perché tale si sentiva» dice Barbara.

«Per il Gia, e in particolare per il settore dell'autotrasporto, Tommaso Piccinini è stato un pilastro. Aveva la coscienza del contesto più ampio in cui le aziende si muovevano. Collaborare con lui era in piacere: era pungente ma cordiale, e soprattutto costruttivo» dice Maurizio Caprari, direttore del Gia.

«Parlavo spesso di lui con Barbara (che è subentrata al padre nel ruolo di vicepresidente Gia, ndr)» dice Giuseppe Iotti, presidente Gia. «Di recente mi aveva scritto una commovente lettera autografa, come ormai quasi nessuno fa più. Esponeva in modo lucido l'evoluzione dell'associazione, faceva osservazioni propositive, ci motivava a proseguire nell'impegno. Ci mancherà molto» conclude Iotti.

Il funerale si terrà oggi con partenza alle 14,15 dalla sala del commiato della Villetta alla chiesa di San Lazzaro.

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MONICA TIEZZI È morto all'alba di ieri, nella sua casa di via Emilio Lepido, Tommaso Piccinini, titolare dell'omonima e storica azienda di trasporti, vicepresidente del Gruppo Imprese Artigiane (Gia) dal 1990 al 2002, presidente della Consulta...

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