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CRAC PARMA FC

Ghirardi e Leonardi puntano allo sconto (se condannati). Preti patteggia e risarcisce

21 gennaio 2020, 05:08

Ghirardi e Leonardi puntano allo sconto (se condannati). Preti patteggia e risarcisce

GEORGIA AZZALI

Sono passati quasi cinque anni da quando il tribunale recitò il «de profundis» del vecchio Parma calcio. Fallimento timbrato e protocollato il 19 marzo 2015 con un rosso da 218 milioni, ma già da mesi la Finanza, coordinata dal pm Paola Dal Monte, aveva cominciato a spulciare tra i conti della società. Fino alla richiesta di rinvio a giudizio, lo scorso febbraio, per 23 persone: oltre al patron Tommaso Ghirardi e al braccio destro Pietro Leonardi, dirigenti, amministratori, sindaci e revisore. Lunga anche la lista complessiva dei reati (bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale, truffa, accesso abusivo al credito), contestati in relazione al ruolo svolto e al periodo durante il quale gli imputati sono rimasti in carica. Ma ieri in 14 - davanti al gup Mattia Fiorentini - si sono espressi per il giudizio abbreviato, benché alcuni non abbiano ancora formalmente depositato l'istanza. E tra chi si è fatto avanti, scegliendo il rito che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, ci sono anche Ghirardi e l'amministratore delegato Leonardi. L'unico che al momento ha invece deciso di patteggiare è Marco Preti, il direttore amministrativo e finanziario che si era insediato nel 2011: già siglato l'accordo con il pm per una pena sotto i 2 anni e sospesa. Ma Preti ha anche garantito un risarcimento.

Il calendario delle prossime udienze davanti al gup è già stato fissato: dopo le richieste di pena del pubblico ministero, la parola passerà alle parti civili e poi alle difese. La sentenza dovrebbe arrivare nella prima settimana di aprile.

Il primo capitolo di una vicenda giudiziaria per tentare di fare luce su un crac che aveva fatto precipitare la squadra crociata nell'abisso prima della straordinaria risalita in serie A. Eppure già dal luglio 2012, quasi tre anni prima del fallimento, il Parma Fc targato Ghirardi sarebbe stato già decotto, secondo la procura, ma si andò avanti grazie a vari maquillage contabili. I bilanci sarebbero stati falsificati già a partire dal 2010. Grazie anche al «giochino», peraltro diffuso in varie società calcistiche, delle plusvalenze. Che non sono certo un reato, ma il problema è quando i valori dei giocatori vengono gonfiati. Per cinque stagioni - dal 2009/2010 al 2013/2014 - il Parma iscrisse a bilancio oltre 90 milioni di plusvalenze. Una girandola di vendite e acquisti di giocatori fatta «senza movimentazioni di cassa significative, al solo scopo di migliorare il risultato economico e, per l'effetto, compensare le perdite operative prodotte dalla gestione».

Ma Ghirardi, Leonardi e i consiglieri che si sono succeduti avrebbero anche orchestrato una serie di operazioni dolose, tra cui la cessione del marchio alla fine della stagione 2012/2013. «Parma Football Club» venne venduto alla società Parma Fc Brand, una srl costituita ad hoc dallo stesso socio di maggioranza del Parma, la Eventi Sportivi spa: 37 milioni e 510mila euro, questo il prezzo del passaggio. Ma - sottolinea la procura - gli amministratori sapevano perfettamente che la Fc Brand era «priva di qualsiasi solidità patrimoniale e capacità finanziaria», tanto che al Parma Fc non arriveranno mai i soldi concordati.

Così compromessa la situazione, che nel 2013 Ghirardi, Leonardi, Preti e il direttore organizzativo Corrado Di Taranto avrebbero siglato una falsa lettera di cessione del credito, apponendo la firma fasulla di Angelo Gandolfi, presidente di Erreà Sport. Risultato? L'azienda di abbigliamento sportivo diventò debitrice verso la banca tedesca Ibb Ag di 1.050.000 euro, mentre il Parma calcio ottenne un finanziamento di quasi 2 milioni. Una boccata d'ossigeno per il club. Una truffa in piena regola, secondo la procura.

 

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GEORGIA AZZALI Sono passati quasi cinque anni da quando il tribunale recitò il «de profundis» del vecchio Parma calcio. Fallimento timbrato e protocollato il 19 marzo 2015 con un rosso da 218 milioni, ma già da mesi la Finanza, coordinata dal...

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