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Steccata

Alessandro Farnese fu avvelenato? Esumata la salma

di Luca Molinari -

22 gennaio 2020, 05:08

Alessandro Farnese fu avvelenato? Esumata la salma

Alessandro Farnese, terzo duca di Parma e Piacenza, morì avvelenato o per cause naturali? Per tentare di risolvere questo mistero lungo più di quattrocento anni (il grande condottiero morì nel 1592 a 47 anni), ieri è stata esumata la salma dal sarcofago in marmo che da due secoli si trova nella cripta della Steccata.

Si è trattata di un’operazione lunga e delicata che ha richiesto diverse ore di lavoro, effettuata dall’equipe di Arché restauri, promossa dall’Ordine Costantiniano e svoltasi alla presenza del notaio Marco Micheli e dei testimoni Leonardo Farinelli, presidente della Deputazione di storia patria, ed Edmondo Barbieri Marchi, consigliere a vita dell’Ordine Costantiniano e presidente del comitato tecnico per l’esumazione. Una volta rimossa la grande pietra da cinquecento chili che copriva la tomba, i resti di Alessandro Farnese e di sua moglie Maria di Portogallo - contenuti in una cassa in piombo - sono stati trasferiti negli spazi della Medicina Legale del Maggiore grazie allo speciale trasporto garantito da Ade spa, «scortato» dalla polizia municipale e dai carabinieri.

La cassa di piombo è stata quindi aperta alla presenza di numerosi testimoni, appurando che al suo interno era presente una seconda cassa in legno, dove riposano le spoglie di Alessandro Farnese e della moglie. Ora i resti mortali del duca di Parma saranno sottoposti a svariati esami scientifici, tra cui quelli del Ris, per tentare di risalire alle cause della morte. L’idea di riesumare la salma di Alessandro Farnese è nata un anno fa da Anna Zaniboni Mattioli, grande appassionata di storia e nipote dell’artista Carlo Mattioli, e dallo studioso Giuseppe Bertini, curatore del volume de «La storia di Parma» (Mup) sui Farnese e autore di un saggio su Alessandro Farnese.  Un progetto sostenuto da subito dall’Ordine Costantiniano, rappresentato dall’ex rettore Gino Ferretti, presidente della giunta dell’Ordine.

«L’idea - ha spiegato Anna Zaniboni Mattioli - è nata per dare la giusta attenzione a quello che, di fatto, è il personaggio più importante della storia parmigiana. Soprattutto in occasione di Parma2020 bisognava gettare un fascio di luce potente su una figura che, ai tempi, ha portato la città di Parma all’attenzione internazionale». «Non dimentichiamoci che Alessandro Farnese era Duca di Parma, ma soprattutto l’uomo chiave di Filippo II di Spagna - ha proseguito -. Colui che ha fondato il Belgio moderno e ha vinto una serie di battaglie che hanno fatto la storia; un genio militare unico nel suo genere, oltre che un politico illuminato». I suoi successi suscitarono forti invidie, soprattutto tra i suoi «amici», a partire dallo stesso Filippo II. «Alessandro Farnese era l’uomo più scomodo d’Europa - ha proseguito Anna Zaniboni Mattioli -. Al momento della morte si ipotizza che fosse malato di polmonite, ma c’è il sospetto che possa essere avvelenato per le invidie che aveva suscitato. Ultimamente sono avvenute anche altre esumazioni famose, tra cui quella della famiglia Medici e di Cangrande della Scala. Proprio dalle analisi sulla salma di quest’ultimo, si è capito che morì avvelenato». Prima di esumare la tomba è stato effettuato un meticoloso studio per capire chi fossero gli eredi ed avvisarli. Tra loro figura anche il re Filippo di Spagna. «Al termine delle analisi - ha annunciato Gino Ferretti - uscirà un libro, verrà organizzato un convegno e una piccola mostra in cui sarà messo in evidenza tutto quello che riusciremo a recuperare attraverso questa operazione importante sia dal punto di vista scientifico che storico».

 

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