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INTERVISTA

L'oncologo Franciosi: «La sedazione profonda non è eutanasia»

22 gennaio 2020, 05:06

L'oncologo Franciosi: «La sedazione profonda non è eutanasia»

ISABELLA SPAGNOLI

Pietro Anastasi era malato di Sla e ha scelto la sedazione assistita «per poter morire serenamente», come ha riferito il figlio del 71enne ex calciatore, già campione d’Europa in maglia azzurra nel 1968 e attaccante di Juventus e Inter. «Non posso continuare a far prevalere il dolore fisico e la sofferenza su ciò che il destino ha in serbo per me», aveva scritto invece Giovanni Custodero nell’ultimo post apparso poche settimane fa su Facebook. Ex calciatore pugliese, Giovanni era affetto da un osteosarcoma inarrestabile: dopo un calvario durato anni ha chiesto, pochi giorni prima della sua morte, la sedazione profonda per evitare sofferenze non più trattabili con i farmaci. I recenti casi di Anastasi e Custodero hanno colpito tutta Italia e hanno svelato una diffusa ignoranza su quello che è un diritto dei pazienti. Abbiamo chiesto a Vittorio Franciosi, medico oncologo, direttore del programma di Oncologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e coordinatore della rete provinciale delle cure palliative, spiegazioni approfondite sulla sedazione, come e quando viene somministrata e come reagiscono pazienti e familiari.

«Quella di Giovanni non è stata assolutamente una richiesta di eutanasia ma un atto già previsto dal percorso di cure garantite dalla legge 38 del 2010 - spiega Franciosi -. La sedazione palliativa non accorcia la vita del paziente ma serve ad alleviare la sofferenza nei malati terminali (non solo oncologici) quando i farmaci e le terapie specifiche non danno sollievo e la sofferenza fisica, psicologica ed esistenziale non è più sopportabile. Lo stesso stato di angoscia del paziente che si avvicina alla morte è indicazione a questa terapia».

Franciosi spiega che la sedazione profonda rientra in una presa a carico delle cure palliative ed è un atto importante che richiede competenze specialistiche e «mani esperte». «Quando si decide di procedere occorre dare importanti informazioni al paziente e alla famiglia sulle caratteristiche della sedazione che può essere profonda (la persona dormirà), parziale (lo stato di coscienza sarà alterato ma il soggetto non completamente incosciente) e intermittente (interrotta in certi momenti della giornata, durante i quali l’ammalato potrà avere relazioni con l’esterno).

«Voglio nuovamente sottolineare che si tratta di una terapia a tutti gli effetti che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia o il suicidio assistito - ribadisce l'esperto -. È l’equipe curante stessa, a volte, a proporla. Sarà però poi il paziente, in accordo con la famiglia, ad avvalorarla. Importante è avvertire i familiari che se il paziente è sedato completamente non può rispondere, ma che questa situazione può essere reversibile/interrotta. Anche se la persona è addormentata, verrà garantita la stessa attenzione medica e la sua situazione sarà sempre monitorata».

L’oncologo spiega che la sedazione può essere fatta in ospedale, negli Hospice e a domicilio; attualmente viene praticata al 10/15% dei pazienti che presentano sintomi non trattabili con le terapie convenzionali.

Franciosi ricorda, inoltre, che la Società europea di Oncologia medica ha premiato l’equipe dell’Oncologia di Parma, rappresentata da lui (come referente del progetto), per le migliori terapie oncologiche integrate con le cure palliative. «Questo è un riconoscimento che otteniamo a partire dal 2006 fino ad oggi, ogni tre anni - spiega Franciosi - durante i quali dobbiamo dimostrare a questa società scientifica europea di avere i requisiti necessari a poter essere riconosciuti come centro integrato di oncologia e cure palliative».

 

ISABELLA SPAGNOLI Pietro Anastasi era malato di Sla e ha scelto la sedazione assistita «per poter morire serenamente», come ha riferito il figlio del 71enne ex calciatore, già campione d’Europa in maglia azzurra nel 1968 e attaccante di Juventus e...

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