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MALTRATTAMENTI

A 75 anni continua a insultare e picchiare la moglie: condannato

23 gennaio 2020, 05:02

A 75 anni continua a insultare e picchiare la moglie: condannato

GEORGIA AZZALI

Tacere e obbedire. Per vent'anni ha dovuto subire la sua legge. Il marito-padrone che dettava le regole in quella casa, sputava insulti e mulinava calci e pugni. Nemmeno l'età aveva placato quell'ira: autoritario e violento come sempre. Una vita passata a subire, fino a quel primo vero riscatto di dignità: Roberta (la chiameremo così) l'ha denunciato e non ha fatto passi indietro. L'ha portato in tribunale, e lui - 75 anni, nato nel Parmense - è stato condannato a 1 anno per maltrattamenti e lesioni. Il rito abbreviato gli ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo, ma la pena non è stata sospesa. Così, se e quando la condanna dovesse diventare definitiva, l'uomo dovrà chiedere l'affidamento ai servizi sociali per evitare di finire in cella.

Forse c'era stato un tempo in cui avevano condiviso affetto e complicità. Ma se così è stato, i ricordi sono sprofondati nell'abisso di quei vent'anni di soprusi. Nella querela di Roberta c'è spazio solo per il dolore della violenza e della sopraffazione: «Deficiente, tr..., prima o poi ti ammazzo», mi urlava.

Lei, una nullità ai suoi occhi. E nonostante i dodici anni in meno, non aveva mai tentato di rifarsi una vita. Umiliazioni e minacce. E una volta alla settimana arrivavano anche le botte: calci e pugni che spesso le avevano disegnato sulla pelle lividi difficili da nascondere.

Anni di pianti in solitudine e di speranze (vane) che le cose sarebbero cambiate. Che lui sarebbe cambiato. Ma nel 2016 Roberta l'aveva anche tentata la sua piccola grande ribellione: se ne era andata a vivere dai figli. Per un anno aveva cancellato la paura, aveva respirato la libertà di quelle giornate senza la presenza inquietante di lui. Sembrava aver scelto la sua strada, finché le promesse di lui sono diventate più forti della sua determinazione.

«Sono cambiato, perdonami», le aveva ripetuto per giorni. E Roberta aveva abbassato le difese. Nel novembre del 2017 era tornata a casa, con qualche timore, eppure così pronta a rimettersi di nuovo in gioco. Ma c'era stato poco tempo per le illusioni. All'inizio lui le era sembrato più tranquillo, poi aveva ricominciato con quei toni arroganti. Fino ad arrivare alle solite ingiurie quotidiane. Le botte? Erano tornate anche quelle, seppure «solo» una volta al mese, ha raccontato Roberta. La sera del 31 ottobre 2018, però, dopo averla accusata di aver «manomesso» il telecomando della tv, l'aveva sbattuta a terra colpendola con calci e pugni alla testa. E il giorno dopo Roberta aveva trovato la forza di raccontarla la sua sofferenza.

 

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GEORGIA AZZALI Tacere e obbedire. Per vent'anni ha dovuto subire la sua legge. Il marito-padrone che dettava le regole in quella casa, sputava insulti e mulinava calci e pugni. Nemmeno l'età aveva placato quell'ira: autoritario e violento...

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