Sei in Gweb+

Il personaggio

Cecilia Craviari, cardiochirurgo: «La mia vita fra Ginevra e Salso»

23 gennaio 2020, 05:06

Cecilia Craviari, cardiochirurgo: «La mia vita fra Ginevra e Salso»

Per ora lavora a Ginevra, in Svizzera, con l’obiettivo di specializzarsi in Cardiologia e successivamente in Medicina dello sport. Ma in futuro se ci fossero le condizioni tornerebbe in Italia. Magari a Parma.

La salsese Cecilia Craviari, 32 anni, è legatissima alla sua terra, alla sua famiglia che vive nella città termale («appena ho 48 ore libere torno sempre a Salso», dice). Di lei si è occupata la rivista «Vanity Fair» inserendola fra i più brillanti giovani italiani che hanno cercato e stanno trovando fortuna all’estero. E brillante è sicuramente il curriculum di Cecilia: studi al liceo classico di Fidenza, laurea in Medicina e chirurgia all’Università di Parma con il massimo dei voti, una borsa di studio Erasmus Placement che l’ha portata a formarsi a Montecarlo e negli Stati Uniti (Mayo Clinic di Rochester in Minnesota), nonché articoli pubblicati su importanti riviste medico-scientifiche internazionali. Se oggi Cecilia lavora in Svizzera è anche perché, con il cambio del sistema di ammissione italiano alle scuole di specialità mediche, pur avendo passato il concorso non è riuscita ad entrare nella sua prima scelta di specialità.

«Ho preferito darmi la possibilità di fare quello che è sempre stata la mia aspirazione, ovvero cardiologia e medicina dello sport. Nel 2017 ho deciso quindi di provare ad andare in Svizzera e ho avuto l’opportunità di iniziare il mio percorso nel reparto di chirurgia cardiovascolare dell’Ospedale Universitario di Ginevra». Fin da giovanissima ha sempre desiderato diventare medico e di specializzarsi in Cardiologia e Medicina dello sport.

Anche perché lo sport lo ha sempre vissuto in prima persona. Cecilia è ex atleta della Nazionale italiana di pattinaggio artistico sincronizzato (con la quale durante gli anni dell’università ha vinto 3 campionati europei ed è stata 2 volte vicecampionessa del mondo): «Ho avuto anche la fortuna di conoscere persone che mi hanno fatto appassionare alla medicina dello sport. Devo tanto al professor Anedda e al professor Casasco, miei “mentori” nella Medicina dello Sport che mi hanno dato la possibilità di entrare a far parte della Fmsi (Federazione medico sportiva italiana) prima come socio aggregato e poi di effettuare la formazione anche come medico antidoping».

Anche se lavora in Svizzera (dove la formazione prevede esperienze di semestri in vari reparti, attualmente alle Emergenze/urgenze), appena può presta la sua attività anche nel Parmense, come medico volontario. E continua ad essere uno dei medici di squadra delle Zebre Rugby Club di Parma, «con cui collaboro da alcuni anni. E’ un team fantastico: dai ragazzi, agli allenatori, ai dirigenti e tutto lo staff. Con tutti loro e con questo sport è stato, se si può dire, un “amore a prima vista” e ci tengo a ringraziare la società nella persona del presidente Andrea Dalledonne e del team manager Andrea De Rossi che mi dà la possibilità di continuare ad essere al loro fianco».

«Se all’epoca del concorso le cose fossero andate diversamente, probabilmente sarei rimasta in Italia, ma non volevo abbandonare le mie aspirazioni cosi mi sono data l’opportunità di proseguire il mio percorso in Svizzera, dove la formazione è ottima e mi trovo benissimo», aggiunge. E su un eventuale ritorno? «Attualmente sono molto contenta del mio percorso professionale a Ginevra e voglio portarlo a termine. Ciò nonostante, rimango molto legata alla mia famiglia, all’Italia, quindi in futuro mi piacerebbe poter tornare, magari proprio a Parma».

A.S.