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CASO TOMMY

Per Antonella Conserva tre permessi premio in meno di un mese

24 gennaio 2020, 05:06

Per Antonella Conserva tre permessi premio in meno di un mese

GEORGIA AZZALI

È rimasta lontana da Parma, ma per tre giorni si è lasciata alle spalle sbarre e muri di cinta. Non uno ma tre permessi premi concessi dal magistrato di Sorveglianza di Milano dalla fine del 2019 ad oggi per Antonella Conserva, l’ex compagna di Mario Alessi, la donna del sequestro del piccolo Tommy Onofri. Il 29 dicembre, per la prima volta, ha chiuso dietro di sé il portone del carcere di Bollate, poi un nuovo via libera è arrivato l'8 gennaio e un altro martedì scorso. Permessi premio di dodici ore ciascuno dopo aver scontato quasi 14 anni dei 24 scolpiti sulla sentenza definitiva per il rapimento di Tommaso, 17 mesi, strappato dal seggiolone di casa la sera del 2 marzo 2006 e ucciso subito dopo nel boschetto di strada del Traglione. Soffocato e colpito con una vanghetta da Alessi (finito all'ergastolo): lui che però ha sempre puntato il dito contro Salvatore Raimondi, il complice - condannato a 20 anni in abbreviato - con cui fece irruzione nel casolare di Casalbaroncolo.

IL LAVORO A BOLLATE

E Antonella Conserva? Ha sempre negato di aver saputo qualcosa del piano del rapimento: quella sera sarebbe arrivata in auto a Casaltone per caricare Alessi, che aveva appena finito un lavoro in zona. E su quella macchina ci sarebbe stato anche il figlio, 6 anni appena. Ma per la legge lei sarebbe diventata la carceriera del piccolo, se non fosse stato massacrato subito dopo il sequestro, e proprio lei avrebbe avuto per prima «le prime intuizioni criminose» del piano, secondo la Cassazione. Eppure anche quei permessi premio sono stati scritti dalla legge, per quanto siano così comprensibilmente avvilenti per Paola Pellinghelli, la mamma di Tommy. Già dopo 10 anni di pena, la Conserva avrebbe potuto ottenerli, e ne sono passati quasi altri quattro. Ma, oltre a questo requisito di base, ciò che ha pesato è stato il suo comportamento corretto in carcere. E in questo senso, per quanto non vincolante, ha inciso anche la valutazione del direttore del carcere, che ha preso visione della relazione del gruppo osservazione e trattamento. Disciplinata, ma anche una presenza fissa nel laboratorio del carcere che produce borse. Perché Bollate è un penitenziario di primo livello sul fronte delle attività lavorative per detenuti: ci sono cooperative che si occupano di ristorazione, sartoria, gestione vivai e servizi telefonici, solo per citarne alcune.

LE ORE CON I FAMILIARI

È chiaro, poi, che per ottenere i permessi premio (non più di 15 giorni consecutivi per un massimo di 45 giorni all'anno), i detenuti non devono essere socialmente pericolosi. Quelle ore o quei giorni di libertà sono concessi per motivi di lavoro, culturali (per esempio per sostenere un esame universitario) o affettivi. Così, nelle sue tre uscite Antonella Conserva ha incontrato a Milano i genitori, il fratello e il figlio, vent'anni tra qualche mese. «Io l'ho vista solo il 29 dicembre. Per la prima volta non abbiamo avuto la fretta dei colloqui in carcere - racconta la madre, Cosima Faggiano -. Siamo stati in giro quasi tutto il giorno. Siamo andati in un centro commerciale enorme e poi abbiamo mangiato qualcosa insieme».

L'INCONTRO CON IL FIGLIO

Non c'era il figlio ad aspettarla, oltre il muro di Bollate. Ha dovuto attendere il primo giorno libero per incontrarla. Dopo il diploma all'istituto alberghiero, ha trovato lavoro come cuoco in un ristorante. L'affidamento ai servizi sociali, la vita in una struttura protetta, ma in questi anni ha mantenuto sempre i rapporti con i nonni, con lo zio e con la mamma, rinchiusa in carcere dal 1° aprile 2006, da quando Mario Alessi portò gli investigatori sulla tomba di Tommy, sepolto sotto un po' di sabbia tra i rovi. Lui ha cancellato il padre, ma ha continuato a scrivere alla madre e spesso è andato a trovarla. «Si sono visti martedì, quando Antonella è uscita per la terza volta, e poi hanno passato tutta la giornata insieme - dice la nonna -. Era emozionato e felice».

Perché non ha mai creduto che lei fosse la donna della banda. La «verità» di Antonella Conserva è anche la sua.

 

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