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FIDENZA

La danza sacra dell'ex cubista: suor Anna si racconta

di Roberto Longoni -

27 gennaio 2020, 05:05

La danza sacra dell'ex cubista: suor Anna si racconta

ROBERTO LONGONI

Chiusa in una gabbia di vetro su un cubo, prigioniera della solitudine, ballava scolpita dalle stroboscopiche. Sensuale, vestita al minimo, come nuda agli occhi del popolo delle discoteche. I suoi vent'anni, Anna Nobili li ha ammazzati notte dopo notte, collezionando vuoti, mentre cercava un abbraccio vero. Una vita fa. Da quella ragazza alla 49enne suor Anna di oggi ci sono in mezzo deserti di risa fasulle e pianti, dapprima senza un perché e poi sempre più consapevoli. Ci sono le bestemmie in risposta alla madre che le parlava di Gesù, mentre lei in minigonna e décolleté estremo si accingeva a uscire. Preghiere d'altri hanno creato le prime crepe, mentre le sue sembravano cadere nel vuoto. A 23 anni, all'amica che l'invitava a un ritiro ad Assisi non disse di no. Aveva già partecipato a iniziative di questo tipo, per poi tornare sui cubi. «Tre giorni di pioggia - ricorda lei -. Sfidai il Signore, sotto il cielo plumbeo, chiedendogli un segno. E le nubi si aprirono: i raggi del sole scolpirono i loro bordi. Una rivelazione. “Effetto Dio” lo chiamo. Tornata a Milano, mi specchiai e non sentii più l'esigenza mascherarmi con il trucco spesso: sul mio viso vidi una luce mai vista». La rinascita, la liberazione.

In una mano il microfono, nell'altra il crocefisso appeso alla catenina d'argento, suor Anna Nobili parla all'oratorio di San Paolo. Dei tre faretti che l'illuminano ce n'è uno rosso e uno blu. Vaga atmosfera disco? «Da dieci anni li dobbiamo cambiare... - sorride don Remo Toscani -. Pensavo alle parole del Papa sull'importanza della testimonianza e dell'attrazione, per far avvicinare le persone, per far emergere i valori di fondo: per questo abbiamo organizzato la serata». Testimonianza, attrazione e impegno: a parlare è una religiosa delle Suore operaie della Santa casa di Nazareth, fondatrice dell'associazione Holy dance. Una suora che la propria missione la suda specie tra i più giovani, anche se tra i 75 allievi della sua scuola a Palestrina (con sedi anche a Milano e Foggia) c'è anche chi viaggia sui 70.

Ballava allora e balla oggi, suor Anna. Non più in una gabbia, ma sotto un crocefisso o anche davanti a un altare, ed è come se volasse. «La danza è una forma di educazione - spiega - è un incontro con gli altri. La testimonianza di quanto sia bello stare con Gesù». Non si pensi a girotondi ipnotici in stile derviscio. Qui vanno in scena l'hip hop, il tip tap e il moderno. Lei aveva appena preso i voti perpetui. «E il vescovo mi disse: “Vieni a fare danza”. Una vera “suorpresa”» racconta, scuotendo il capo perché nessuno ride. «Su, vita» aggiunge, e s'immagina che di lì a poco chieda a tutti di alzarsi e fare qualche passo.

Anna era timida: balbettava da bambina, faticava a scuola, vittima dei bulli («Ma ora so difendermi» sottolinea con un dolce sorriso grintoso). Nessuno le aveva fatto scoprire la sua bellezza. Nessuno le aveva mostrato l'amore: a cominciare dai genitori. «Ho sempre avuto addosso un senso di abbandono» racconta. A 19 anni, dopo il naufragio di una storia con un ragazzo, la sua ribellione andò oltre. Mentre per campare vendeva cerotti porta a porta, si iscrisse a un corso di danza. «Nessuna tecnica, ma avevo talento nel trasmettere: cominciai a esibirmi in un paio di pub. Conoscevo dei pr, e così dopo i pub, andavo nelle discoteche più in». La nottata finiva con un cappuccino alle 8. Era brava, Anna. E fu scelta da una coreografa di Canale 5. «Ma la danza era diventata anche una tecnica di seduzione: facevo di tutto per avere la carezza che mi mancava da sempre. Non ero più una persona, ma un oggetto di piacere. Sono stata fortunata: mi sarebbe potuto accadere di tutto».

Un sacerdote poi le avrebbe detto che lei se l'era goduta, la vita. «Proprio no: è solo l'amore a darti davvero gioia». Per qualche tempo, tornata da Assisi, Anna ballò pensando al proprio corpo come a un «tempio dello Spirito Santo. Scendevo dai cubi e raccontavo ai ragazzi che avevo incontrato Gesù. Figuriamoci le risposte». Ma era così. E una notte alle 7 salutò tutti e non salì più sui cubi. Cominciò il percorso verso il velo. Velo che toglie, finito di parlare, per tornare coperta da una veste rossa (il colore della passione) e con il crocefisso in mano, per ballare come su un palcoscenico nel piccolo oratorio, accompagnando musiche e versi di «Sposa amata» della Corale di Palmi. Finisce coprendosi con una tunica bianca (purezza), e di nuovo con il velo sul capo, abbracciata al crocefisso a terra. Ha detto tanto anche così, ma ancora ha da dire. Specie per chi deve aiutare i ragazzi a crescere. «Assicurate loro che ci siete, ascoltateli, date loro la Parola di Dio e fateli sentire amati. Io l'amore non lo conoscevo, ora il mio cuore ne è pieno». È al ritmo del suo battito che lei danza.

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