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TESTIMONIANZA

Folgarida, una ragazzina intossicata: «Tanta paura, temevamo fosse il virus cinese»

30 gennaio 2020, 05:08

Folgarida, una ragazzina intossicata: «Tanta paura, temevamo fosse il virus cinese»

«È stata una cosa pesante. Ci siamo spaventati. Abbiamo anche pensato al virus cinese, alcuni sono scoppiati in lacrime. Poi i medici ci hanno rassicurato».

Parla con voce flebile Emma, seconda media, una della sessantina fra ragazzine e ragazzini finiti a dormire a terra nei corridoi dell'hotel Union: per giaciglio qualche coperta e un cuscino. «Non si poteva fare altrimenti - spiega Emma - Molti avevano vomitato a letto e, anche volendo, non era più possibile stare in camera».

La direzione dell'albergo per la verità ha richiamato d'urgenza le donne delle pulizie. Ma non tutte si sono presentate in piena notte. E comunque non erano certo in grado di riassettare decine e decine di camere in tempo record.

«I medici ci hanno fatto sdraiare e ci hanno chiesto di cercare di dormire. Ci hanno dato Coca Cola per digerire meglio e una medicina per bocca così amara, che molti hanno vomitato anche quella. Allora sono passati alle flebo», racconta ancora la studentessa.

I volontari della Protezione civile, continua Emma, hanno distribuito bottigliette di acqua, «raccomandandoci di bere a piccoli sorsi e aspettare che l'acqua fosse tiepida».

Ancora confusi e frastornati, Emma e i compagni hanno assistito anche all'arrivo dei Nas che, tute bianche e valigette, hanno cominciato a perlustrare l'hotel. «Abbiamo parlato fra noi di quello che avevamo mangiato, ma non siamo riusciti a capire se è il cibo che ci ha fatto star male. È risultato che avevamo mangiato le stesse cose sia noi che abbiamo avuto bisogno dei medici, che quelli che non hanno avuto malori», dice. I genitori? «Li ho sentiti al telefono. Mi hanno detto di stare tranquilla, che tutto passa. E che fra qualche ora ci rivedremo».

m.t.

Il 118 trentino: «Grazie al lavoro di squadra mobilitati in poco tempo 20 operatori»

«Ha prevalso il lavoro di squadra. E siamo riusciti a dare risposta all'emergenza tenendo i ragazzi vicino ai loro compagni e agli insegnanti, senza sovraccaricare gli ospedali della zona: Cles, Trento e Rovereto».

E' soddisfatto di come ha lavorato la macchina dei soccorsi Paolo Caputo, direttore di Trentino Emergenza, il 118 locale.

«Grazie al lavoro coordinato dalla centrale operativa e dal medico Giorgio Folgheraiter, sono stati mobilitati in brevissimo tempo una ventina di operatori, medici e infermieri: volontari della Croce Rossa di Trento, della Val di Sole e provinciale; medici dell'emergenza, della medicina territoriale, di quella turistica e della medicina preventiva, pediatri dell'ospedale di Cles» elenca Caputo.

«Del totale dei 202 ragazzi ospitati nell'albergo - elenca Caputo - 118 sono stati colpiti in varie forme dal malessere, e di questi la maggioranza (tutti fra i 12 e i 16 anni) è stato assistito nell'astanteria creata a tempo di record nell'hotel. Di questi - continua Caputo - 59 hanno accusato sintomi importanti, ma solo 14 sono stati ricoverati in via precauzionale: 12 a Cles e due a Trento». La terapia è consistita essenzialmente nella reidratazione con flebo.

m.t.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

«È stata una cosa pesante. Ci siamo spaventati. Abbiamo anche pensato al virus cinese, alcuni sono scoppiati in lacrime. Poi i medici ci hanno rassicurato». Parla con voce flebile Emma, seconda media, una della sessantina fra ragazzine e ragazzini...

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