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Salsomaggiore

Assegni rubati per saldare i debiti di gioco: condannato

01 febbraio 2020, 05:04

Assegni rubati per saldare i debiti di gioco: condannato

ROBERTO LONGONI

Finirono entrambi scornati, quel giorno: sia chi giocava d'azzardo che chi stava a guardare. Il videopoker svuotò le tasche al cliente ludopatico e al titolare del bar provvisto dell'infernale macchinetta alleggerì la cassa. Già, perché il commerciante, alle richieste del muratore campano allora 52enne impegnato a passare da un insuccesso all'altro con la slot («Il prossimo giro è quello buono, lo sento»), rispose elargendo prestiti. E non fece che prolungare la rovinosa maratona. Tenendo presente anche il conto già aperto nel locale, il debito del giocatore toccò quota 530 euro. Cifra comunque coperta dall'assegno da 620 euro data in garanzia dal cliente. Il commerciante lo aveva preso, e anche questo era stato un azzardo destinato allo smacco: l'assegno era rubato.

La vicenda risale al 31 agosto del 2013. Pochi giorni prima un altro assegno, sempre da 620 euro e sempre rubato, vene girato dallo stesso muratore al gestore di un distributore salsese. Cliente abituale, il 52enne si mise d'accordo con il benzinaio perché gli importi dei suoi pieni fossero segnati. Arrivato a un debito di 280 euro, presentò lo cheque. Già che c'era, chiese i 340 euro di differenza. «Be', te li darò quando avrò incassato l'assegno» fu la replica. La stessa risposta data dal barista al quale erano stati chiesti i 90 euro che dividevano i 530 euro del debito dai 620 dell'assegno. Il gestore della pompa di benzina fece bene a non fidarsi. Così come invece aveva fatto male a dare credito all'habitué fino a quel momento e anche pochi giorni dopo, quando per saldare un pieno ebbe in garanzia la carta d'identità e una copia della busta paga del 52enne. L'esercente se ne accorse quando cercò di incassare i 620 euro in banca: l'assegno, come tutti gli altri del carnet già compilato a eccezione della parte del destinatario, era stato rubato a una donna della Bassa ai primi di marzo.

Nel frattempo, il barista s'era già accorto d'essere stato turlupinato. Non appena la banca lo avvertì, telefonò al muratore. «Domani ti porto quel che posso. E poi ti faccio avere il resto» si sentì rispondere. In effetti, il giorno dopo il 52enne si presentò al bar allungando 300 euro. Ma i restanti 230 sono ancora nel cassetto dei buoni propositi. Ieri in tribunale la vicenda ha dato vita ad altri conti ed è stata tradotta con altre cifre. Accusato di truffa e di ricettazione, il campano è stato condannato a un anno e 4 mesi dal giudice Giuseppe Monaco: quanto aveva richiesto il pm Rino Massari. Inoltre, dovrà pagare 300 euro di multa. Meglio se non in assegni.

 

ROBERTO LONGONI Finirono entrambi scornati, quel giorno: sia chi giocava d'azzardo che chi stava a guardare. Il videopoker svuotò le tasche al cliente ludopatico e al titolare del bar provvisto dell'infernale macchinetta alleggerì la cassa. Già,...

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